Beppe Grillo è la classica persona che deve tutte le sue fortune alla stampa e alla tv: soldi, successo, popolarità, soprattutto in un'era lontanissima dalle insidie del web.

Prima come comico, poi come politico, non sarebbe mai esistito senza il piccolo schermo e i giornali. E lui che fa? Attacca l'informazione, tutti i media senza alcuna distinzione di sorta, accusando le varie testate di essere comodamente sdraiate al tavolo del complotto di regime.

Chiede addirittura una giuria popolare per processare editori e giornalisti che non rispondono, evidentemente, ai suoi canoni di informazione. Naturalmente da selezionare accuratamente sul web o sul blog del Movimento 5 Stelle che è la vera agorà della democrazia, come testimoniano i casi Raggi e Pizzarotti.

Fa bene Mentana, il direttore de La7, a querelare, perché c'è un limite anche alla battute di un personaggio come Grillo che quando parla non sai mai se veste ancora i panni del comico o del capopopolo. A me, comunque sia, non strappa più neanche un flebile sorriso, e credo di essere in buona compagnia.

Mi preoccupa, piuttosto, visto che fra pochi mesi saremo in piena campagna elettorale, l'idea che un simile personaggio possa fare il suo ingresso trionfale a Palazzo Chigi. Da brividi. Dice: tranquillo, non succederà mai. Ma di questa Italietta che va in piazza ad applaudire un tipo così, con i forconi nascosti dietro la schiena, mi fido ancora meno del comico genovese.