22 feb, 2012
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Società Fatti e Persone In ricordo del professor Alfredo Carpineto da parte di uno studente attento ma imperfetto
Sabato 10 Dicembre 2011 14:19

In ricordo del professor Alfredo Carpineto da parte di uno studente attento ma imperfetto

Il professor Alfredo Carpineto nel ritratto di Luciano Primavera Il professor Alfredo Carpineto nel ritratto di Luciano Primavera Dal sito dell'Associazione Noi del G.B. Vico
Sono stato discepolo, diciamo alunno, del compianto prof Alfredo Carpineto durante i "risorgimentali", ruggenti anni Cinquanta ed inizio Sessanta.
Erano quelli gli anni dello straripare da oltre oceano delle musiche di una nuova era, quella del jazz e del rock'n'roll. Ci sentivamo tutti ribelli in un mondo arcaico che stava cambiando.

Alle nostre campagne facevano da contrasto le middlelands degli Usa, alle nostre case gli skyscrapers e noi sentivamo risuonare in quel vecchio monastero che era il G.B. Vico sentimenti antichi di latinità e grecità che ci davano a volte senso di sgomento e di perplessità.

Ma il prof Carpineto, con il suo innato senso di humor, di benevolenza e di sottile ironia, sapeva entrare ugualmente nelle nostre fantasie e ci lasciava fare.

Lui era un uomo di grande sapienza, conosceva il mondo e l'umanità che nella loro intrinsicità non erano mai cambiati. Accettava ciò che la vita gli aveva dato e, con distacco, ci guardava senza giudicarci.

A volte ci interrogava sui classici leggendo il giornale e correggeva i nostri errori senza bisogno di guardare il testo latino o greco che conosceva profondamente ed a memoria.

La sua guida era delicata e tenace e ci rendeva i classici attuali, sentimenti di sempre, e ci apriva alla chiave di lettura delle lingue (citava spesso le lingue del Kentum e dello Sciatum).

Quando qualcuno di noi era sotto la sufficienza nelle sue materie d'insegnamento, latino e greco, consigliava all'alunno di scegliersi la materia nella quale essere rimandato,indirizzandolo verso la materia nella quale l'insufficienza era meno grave in modo da studiare di meno durante l'estate.

Da ultimo voglio ricordare un aneddoto riferitomi riguardante la sua giovinezza di studente al liceo classico. Ovviamente era il più bravo della classe, soprattutto nei classici.

A quel tempo aveva come compagno di banco un ragazzo niente affatto bravo che gli copiava sempre tutto. Stanco di ciò, un giorno gli disse: "Quando mi copi, nel tuo interesse per essere credibile, mettici pure qualche errore"!

Lo ricordo pure per il suo frequente "Nemo profeta in patria"! Infatti i suoi lavori erano più noti in Germania che in Italia. Con lui è scomparsa una delle migliori menti d'Abruzzo, profondo conoscitore della cultura classica e non solo e della glottologia.

Oggi, a distanza di tanti anni, rileggo passi di autori greci e latini, sui testi che ho sempre sul mio comodino, naturalmente con traduzione a fronte! Sono in buona compagnia, avrebbe detto Guicciardini, e forse, solo ora avverto la profondità del pensiero e dei sentimenti del professor Carpineto.

Ci ha dato,come prima ho ricordato,la chiave di lettura, grazie alla glottologia e alla semantica, per comprendere le lingue; il professore citava spesso la legge dei fratelli Grimm! Quelli delle favole, sottolineava.

Ci ha dato il senso della parola quale espressione dell'animus, del modo di pensare e di una civiltà.

Non poche volte questa, per altro molto superficiale, erudizione è stata motivo per accendere la curiosità delle studentesse di lettere.

Ricordo tanti esempi a riguardo della legge dei fratelli Grimm: il chi greco che diviene ci in latino acca nelle lingue germaniche e zeta in quelle slave.

E facendomi spesso scudo di quest'ultima, prendendo, appunto, spunto da questa legge, da studente universitario, ho cercato di approcciare le studentesse di lettere, qualche volta con discreti risultati!

Voglio ricordare, infine, che il professore riusciva a farci ritrovare il sapore antico anche nelle parole dialettali."Mezz (la pera è mezz) ha a che fare con mitia poma!"     

Con il professor Carpineto le lezioni non erano mai mero esercizio grammaticale ma conoscenza dell'umanità.

Non posso che chiudere citando, agate boè, dolce richiamo, aere perennius, eis aeiei, anche se poi per tutti, ricordando John Keats, tutti i nostri nomi sono scritti sull'acqua.

Federico De Cecco


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