L'asino vola anche a Cuba
Bar a Cuba
Intendiamoci, io credo anche all’asino che vola. Voi mi chiedete una cartolina qui dall’Havana e io ve la mando, mi capita spesso di espormi al pubblico ludibrio. Arrivata all’Havana, in due giorni, ho abboccato a tutto. Per chiarezza, vorrei scrivere per punti, prima fregatura, seconda fregatura, ma preferisco andare alla rinfusa.

Parto dai sigari: io passeggio con un sigaro in mano, ma per le strade non vedo nessuno fare lo stesso. Mi chiedo come mai. Me ne infischio, sono a Cuba, voglio cadere nel tranello dei primi giorni da turista. Ho un cohiba lungo come una penna bic, non lo so maneggiare, per accenderlo la guance mi si ritirano perché lo aspiro per dieci minuti.

“Sigari”, mi hanno detto in un angolo, e io l’ho comprati. Sono i sigari “particular”, quelli contraffatti, che vendono a basso prezzo e che mi hanno garantito come ottimi. Non so giudicare un sigaro, mi è bastato immaginare le mani che arrotolavano le foglie per sentire quel sigaro come buono. Il giorno dopo, mi è presa la sigari mania: ho comprato Romeo y Julieta, Cohiba e Montecristo.

Ma qui a Cuba è così, è tutto particular: i sigari, le case, le macchine, le donne, gli uomini, il rum e il mojito. Il primo l’ho preso alle sette di sera, scongiurando la dissenteria. M’è parso buonissimo, per niente alcolico, e ne ho preso un altro in cui, come in quello di prima, probabilmente non c’era il rum. Ieri sera, i miei amici cubani mi avevano promesso una grande serata, in un locale frequentato dell’Havana.

Gli specchietti della palla stroboscopica illuminavano le coppie che ballavano la salsa. Sembrava di assistere a una gara da cui ero esclusa. Hanno cercato di spiegarmi un passo, ma ho sentito che non ce l’avrei mai fatta e così mi sono messa al palo del bar. Mi si avvicina un tizio dicendomi di essere il nipote, (non so che parente, non ho capito bene, il mio spagnolo è rudimentale), di Glenn Miller. Resto perplessa. Il ragazzo mi tira fuori la carta d’identità per farmi vedere il cognome: Miller.

Non so che dirgli, balbetto un “suoni?” Poi mi chiede una caipirinha. E io gliela offro (anche la seconda).

P.s. Adesso sto più accorta, perché a Cuba devo viverci per un paio di mesi. Non so ancora cosa farò, viaggio molto, ho scelto Cuba: hola.

Da Giulietta Del Bosco, 28 anni, nata a Pescara, e oggi in cerca di lavoro a Cuba 

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