26 mag, 2012
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IL PORCELLUM

Saverio OcchiutoUn milione e duecentomila firme contro il cosiddetto “porcellum”, l’attuale legge elettorale che ti porta alle urne come dal notaio: a ratificare una lista di nomi sulla quale avevano già messo il timbro le segreterie dei partiti.
C’è voluta questa autentica sollevazione popolare per convincere anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che “si è rotto il rapporto di fiducia tra eletti ed elettori”.

In realtà lo strappo è avvenuto già da qualche tempo: il 40% di astensione alle urne si può considerare un dato stratificato, una costante nel nostro Paese. Ma ai piani alti del Palazzo il segnale viene colto soltanto oggi.

Certo, il “porcellum” non è la sola causa di tanta disaffezione alla politica. Anche quando il popolo aveva la facoltà di scegliere i suoi sovrani non è che si sia regalato sempre il meglio.

Quello che resta da capire è cosa verrà dopo. La tentazione di rispolverare il vecchio sistema proporzionale, o qualcosa che gli assomigli molto, è forte.

Di fatto, anche nella attuale legislatura, che aveva visto la partenza sprint della blindatissima coalizione di Berlusconi, il premio di maggioranza si è poi dissolto dietro le fughe dai banchi di Montecitorio: i finiani da una parte, i Responsabili dall’altra, i gruppi e i fritti misti da un’altra ancora.

Perché noi siamo fatti così: una volta scelti i compagni di viaggio o di merenda, non è che poi il matrimonio deve necessariamente durare tutta la vita. E poi c’è sempre quel motto ad offrirci un alibi di ferro: solo gli sciocchi non cambiano idea.

Scilipoti lo ripassa ogni giorno e lancia sberleffi verso i suoi detrattori: non c’è maggiore solitudine di quella che si vive con il proprio genio.



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