Lunedì 01 Agosto 2011 17:30

Nel Trevigiano un operaio disoccupato ha spezzato una gamba a un operaio senegalese durante una rissa. Poi ha spiegato con candore ai carabinieri di averlo fatto perché quello lì non capiva il suo dialetto.
Ho vissuto sei anni a Padova per motivi di studio e di lavoro, quindi conosco bene il veneto. Non si tratta di un dialetto ma di una vera e propria lingua, incomprensibile anche per chi proviene dalla prima regione confinante. Figuriamoci dall’Africa nera.
Il povero senegalese è tra l’altro un operaio con tanto di permesso di soggiorno, mentre il suo aggressore è un disoccupato già noto alle forze dell’ordine e con il divieto di risiedere nel piccolo centro in provincia di Treviso dove è accaduto il fattaccio.
Questa zona del Nord Est Italia è fatta così: nonostante si presenti all’apparenza come la più colta e la più benestante del Paese, è sopraffatta da circa un ventennio dagli istinti più primordiali ed egoisti, quelli che agitano il vento secessionista della Lega.
Un fenomeno che sfata un luogo comune: Sud sporco e ignorante a causa del sottosviluppo, che poi significa soprattutto niente scuole all’altezza, niente università, niente teatro, niente biblioteche e festival del cinema…, tutte quelle cose fondamentali per l’emancipazione della specie umana che solitamente nascono intorno alle fabbriche.
Mi chiedo se un episodio del genere si sarebbe mai potuto verificare in uno dei centri più sperduti della Calabria o della Sicilia, dove si parla poco ma ci si capisce benissimo a gesti, per mandarsi al diavolo o per invitarti semplicemente al bar di fronte a bere qualcosa: vieni cugino, facciamoci una birra. E non c’è più bisogno di aggiungere altro…
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