Sabato 02 Luglio 2011 19:30

Incoronato dal suo datore di lavoro, acclamato dal popolo delle libertà. Angelino Alfano è il nuovo segretario del partito di Berlusconi. E già questo è sufficiente ad autorizzare ironiche considerazioni sull’autonomia dell’ex ministro della Giustizia.
Più che un segretario si potrebbe dire un nuovo portavoce, quei sottufficiali della Marina che sulla nave in difficoltà si limitano ad eseguire gli ordini (senza mai discuterli) e a riferire alle truppe gli umori del capo.
Poteva chiudersi qui l’assemblea del Pdl, con un discorsetto di circostanza e le solite pacche sulle spalle degli amici, da Scilipoti alla Minetti, passando per qualche cappuccio della P4.
E invece Angelino che fa? Contagiato dall’adrenalina sprigionata da quel popolo sorridente e plaudente, non resiste alla tentazione del colpo d’ala, dello spunto “alto”, come nel celebre film interpretato dal premio Oscar Colin Firth: “Il discorso del re”.
E allora, preso il coraggio a due mani, ecco la frase forte da regalare subito ai titoli delle agenzie e dei primi notiziari della sera: “Voglio un partito di onesti”.
Si può immaginare il brivido che ha attraversato la schiena di qualcuno dei convenuti. O l’imbarazzo di Berlusconi: “Ne avessi azzeccata una quest’anno a parte lo scudetto del Milan…”.
Ma Angelino ormai non si ferma più. E mentre invoca il partito degli onesti attacca la magistratura: “Vede caro presidente, lei aveva 58 anni quando è sceso in politica e da allora, non prima, è iniziata una lunga persecuzione giudiziaria nei suoi confronti…”.
Ecco la novità, da oggi i pm rossi sono stati automaticamente neutralizzati dal discorso del re: è nato il partito degli onesti. Nelle sedi giudiziarie, da Milano a Caltanissetta, bisognerà rassegnarsi a trascorrere noiosissime giornate ad inseguire ladri di polli e badanti rumene tra una partita di burraco e una di scopone scientifico.
Per non parlare del mucchio di quattrini che si risparmierà con le intercettazioni: che vuoi che si dica al telefono il partito degli onesti?
L’assemblea del Pdl si scioglie, il nuovo segretario è investito dei nuovi poteri. Nani, ballerine e qualche allegra canaglia si disperdono e iniziano a deprimersi sulla via di casa in preda ad una evidente crisi di identità. Poi arriva Emilio Fede a rassicurare tutti: “E dai che scherzava, andiamo a farci una pizza…”.
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