Mercoledì 25 Maggio 2011 10:05

Un italiano su quattro è povero, un giovane su tre non trova lavoro. Il nostro Pil crescerà quest’anno poco più dell’1%, quello della Germania del 5. Eppure se ne parla poco. L’ultimo rapporto Istat è rimasto sulle pagine interne dei giornali per un solo giorno, poi l’argomento è stato fatto cadere.
Anche perché, quella stessa mattina, la Borsa di Milano perdeva 3,5 punti in un colpo solo. Un bel capitombolo per gli azionisti.
In vista del ballottaggio nei comuni gli argomenti di discussione sono ben altri: gli insulti alla Moratti quando si reca al mercato di Milano, i trascorsi giovanili di Pisapia, le moschee, i centri sociali, la spazzatura di Napoli.
Da settimane il paese sembra paralizzato su questo, mentre in realtà nelle famiglie degli italiani si vivono ben altre difficoltà e qualche volta si consumano drammi inconfessabili.
Come quello di chi non riesce a mandare un figlio all’università o a garantire la stessa sopravvivenza alla propria famiglia.
Sono queste le vere umiliazioni di un paese piegato, schiacciato dal macigno di un debito pubblico tra i più pesanti del mondo, dalla difficoltà di competere nel mercato globale, da un sistema bancario che protegge e sostiene solo chi i soldi li ha già.
Può anche accadere che dopo il voto di domenica e di lunedì prossimi Berlusconi e la sua compagnia da Bagaglino decidano di togliere il disturbo. Ma dopo?
Siamo davvero sicuri che Bersani & C., con il loro sobrio comportamento pubblico, abbiano poi le ricette giuste per tirarci fuori da questo pantano?
La mia esperienza mi dice che la camorra a Napoli e la ‘ndrangheta a Milano sapranno sempre trovare gli interlocutori giusti, al di là dell’esito del voto. Perché è già successo.
Per uscirne ci vorrebbe in realtà un colpo d’ala, il coraggio di un cambiamento radicale, un volto nuovo, un Martin Luther King con la faccia di un ragazzo o di una giovane donna che sappia coniugare le prediche con l’azione, la politica con i sentimenti. Che sappia davvero gettare il cuore oltre l’ostacolo, trascinando il paese verso un nuovo Rinascimento.
Se i partiti si guardassero meglio intorno, liberandosi dal vecchiume insopportabile che arreda le loro segreterie, forse quel volto e quel nome spunterebbero, alternando finalmente un’alba a questo stucchevole tramonto che da decenni fa da sfondo al desktop di questa povera Italietta.
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