Lunedì 14 Febbraio 2011 21:31

Sono stato anch’io ad una delle tante manifestazioni organizzate in questi giorni nelle piazze italiane per ricordare che la festa delle donne non può essere solo quella dell’8 marzo, dove l’odore della mimosa stride spesso con la retorica da salotto dei talk show.
Trovo ad esempio insopportabile l’istituzione delle cosiddette quote rosa, inventate dai noi maschietti per lavarci la coscienza e inserite addirittura per Statuto in alcuni Comuni.
La pari opportunità, o esiste come concetto filosofico nella coscienza di tutti o è inutile imporla per decreto. Anzi, si traduce in una umiliazione per la donna se a quello stesso articolo dello Statuto non segue anche il diritto ad una “quota azzurra”.
Lo dico perché mi è capitato di vedere sindaci e segretari di partiti impazzire letteralmente per questa sorta di rompicapo: la nomina di due assessori donne in una giunta composta da 14 uomini.
E allora mi chiedo se il legittimo trambusto di questi giorni contro i presunti festini hard di palazzo Grazioli e di Villa Certosa, non debba essere accompagnato da qualche gesto concreto per non apparire funzionale soltanto alla caduta del Sultano.
Non basta alzarsi dal sedile del tram per lasciare il posto alla signora con il passeggino. Mi piacerebbe vedere 7 assessori su 14 del mio Comune alzare il c… dalla sedia per dire: beh, visti i risultati forse è meglio lasciare fare alle signore.
Ho anche immaginato un esperimento da realizzare in una città media, dove per 5 anni noi maschietti veniamo commissariati e ogni posto di responsabilità viene affidato al “sesso debole”: prefetto donna, sindaco e assessori donna, questore donna, comandante dei vigili urbani donna, presidente del tribunale donna…
Può darsi che alla fine l’esperimento si riveli un disastro, con grandi tirate di capelli e calci negli stinchi sotto il tavolo. Ma io un tentativo lo farei comunque per liberaci dalla retorica di piazza e portare l’odore delle mimose fuori dagli angusti confini dell’8 marzo. Se non ora, quando.
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Commenti
Ma non possiamo ridurre la questione della rappresentanza politica ad una questione di uomini e donne. Altrimenti torneremmo alle maledette quote rosa. Minetti da un lato, Scilipoti dall'altro.Non c' è solo la questione del genere, ma anche del merito e della capacità.Al di là del fatto di essere fighe o di essere patiti dell'agopuntura. Entrambi gli assunti sono dei "meriti" inaccettabili.
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