Mercoledì 20 Ottobre 2010 13:45

C’è un linguaggio nuovo, spontaneo, per definire certe forme di giornalismo che si affacciano sempre più prepotentemente alla ribalta, che non trovi neanche nelle più avanzate scuole di comunicazione. Lo strumento davvero originale è il dossier, un tempo sintomo di spionaggio
e di segrete stanze e oggi candidamente descritto come scoop giornalistico.
Nella maggior parte dei casi si tratta di demolire un personaggio pubblico mettendo sulla piazza i suoi vizi privati: una casa di dubbia provenienza o un’amante nascosto. Meglio ancora se arricchito di particolari circa l’arredamento del tinello o su ciò che accade sotto le lenzuola.
Lo dico soprattutto ai giovani che si affacciano per la prima volta a questo mestiere frequentando costosissimi master e sognando di ritrovarsi un giorno inviati su un fronte di guerra: non è questo il giornalismo che ci ha lasciato in eredità il vecchio Indro Montanelli.
Dimenticate la tecnica del dossieraggio praticata oggi da tante braccia rubate all’agricoltura che un giorno potreste ritrovarvi al fianco come colleghi di lavoro o, peggio, come grandi maestri.
Lo dico pensando già al povero Nichi Vendola se un giorno dovesse spuntarla alle primarie del centrosinistra. Dove ha acquistato l’orecchino? Con chi va a cena il sabato sera? Quando ha commesso anti impuri la prima volta? Di chi è la barca sulla quale è stato visto veleggiare nelle acque del Salento?
Se un giorno qualcuno dovesse farvi credere che il giornalismo è questo, indossate un bel camice bianco e chiedete al droghiere sotto casa di farvi spazio dietro il bancone. Sarete più felici…
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