Venerdì 08 Ottobre 2010 18:32

Strangolata, violentata e sepolta in un pozzo. La vita di Sarah Scazzi, l’adolescente di Avetrano vittima della lucida follia di uno zio, ha avuto questo epilogo quasi annunciato dopo settimane di ricerche.
Inutile tornare ad interrogarsi sui limiti della perversione umana. Non si caverebbe un ragno dal buco. Come scrive il poeta Aldo Gar, siamo un’umanità che sopravvive senza sufficiente marchio d’infamia.
In realtà episodi di cronaca come quello della giovane Sarah sono solo la punta dell’iceberg di violenze quotidiane che si consumano nelle famiglie ai danni di bambini e adolescenti.
C’è un abbrutimento della società che non è più possibile attribuire solo all’ignoranza, a quella sub cultura che può dominare un piccolo borgo contadino o la periferia di una grande metropoli. Anche se, a mio avviso, dalla civiltà contadina ci sarebbe ancora molto da imparare.
Il vero problema è il sesso. Il bombardamento mediatico che può sconvolgere oggi anche un settantenne senza che nessuno intorno a lui sappia cogliere i giusti campanelli d’allarme.
Perché di sesso si parla solo tra i giovani, quando se ne parla. Ma la persona adulta è nella maggior parte dei casi “sola” con i suoi turbamenti.
Così certi tarli si annidano in silenzio nelle pieghe dell’anima e vengono alimentati come un fuoco da mille stimoli: micidiale l’effetto della pornografia su internet “vietata ai minori di 18 anni”.
Un bravo avvocato cercherà adesso di fare passare lo zio di Sarah per una “mente malata”. In realtà si tratta solo di liberare persone come queste da un’ossessione, prima che l’orco prenda il sopravvento.
Una provocazione: riapriamo quelle che una volta venivano chiamate le “case di tolleranza” e liberiamoci di certi tabù. A commettere atti impuri si diventa ciechi, ti dicevano al Catechismo. E a forza di chiudere gli occhi abbiamo generato il mostro. Come quello che ha fatto scempio della povera Sarah.
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