Martedì 28 Settembre 2010 14:51

Avevo quasi dimenticato quella battuta che girava sui banchi di scuola già una quarantina di anni fa: SPQR (Sono porci questi romani). Un grande statista come Umberto Bossi ha provveduto a riportare alla luce questa greve interpretazione giovanile dell’acronimo latino
Senatus Populusque Romanus
, con la chiara intenzione di demolire un antico simbolo del potere imperiale.
Niente di grave (ormai dagli autorevoli esponenti della Lega ti aspetti di tutto), se la notizia non mi fosse piombata addosso dal televideo appena messo piede in Italia dopo un breve soggiorno a Londra.
Mentre mi aggiravo tra gli edifici monumentali del Westminster, le sale imponenti del British Museum, lo sterminato Hyde Park, pensavo che questa capitale europea di 8 milioni di abitanti, oggi al centro del mondo, era stata fondata proprio dai romani.
Chissà se a scuola Bossi si è fermato alle battute goliardiche, come il Trota, o ha sfogliato anche qualche libro illustrato che non fosse quello di Obelix.
Battute a parte, è un po’ sconfortante rientrare nel nostro bel Paese dopo essere rimasto per cinque giorni senza giornali e senza tv, e scoprire che il dibattito politico è ancora fermo alla cucina Scavolini di Montecarlo, in attesa di scoprire qualcosa di nuovo anche sul tinello di casa Fini.
A Londra se fai il nome di Berlusconi ti rispondono anche sul taxi con un sorrisetto di compassione. I comici inglesi ci stanno campando da mesi. Ma credo che la battuta di Bossi finirebbe anche da loro in un cestino. Ci sono cose che non fanno né ridere né piangere, e senza emozioni non c’è teatro. Solo uno stupido, penoso teatrino.
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