Sabato 14 Agosto 2010 12:59

A Bari una mamma di 28 anni ha ridotto in fin di vita il figlioletto di sette mesi. Poi ha ammesso candidamente di essersi sfogata con lui per sedare la rabbia e il rancore covati contro il compagno. Sarebbe potuta andare in una palestra di boxe e scaricare la sua energia prendendo a pugni un sacco per gli allenamenti
. O andare direttamente alla fonte del suo turbamento: un bel calcione nelle parti basse dell’odiato partner al momento propizio.
E invece no. La giovane moglie indirizzava quotidianamente calci e pugni contro l’inerme figlioletto di pochi mesi. Quando raggiungeva l’apice della sopportazione era lui il facile bersaglio, alla portata della mamma così premurosa.
Si dirà che la nostra è una società che ha perso la capacità d’indignarsi, quindi passerà anche questa. Un’altra cruenta notizia di ordinaria follia destinata ad essere metabolizzata in fretta.
Credo che il problema di oggi sia proprio questo: l’indifferenza e l’assuefazione a tutto. Anche al peggio.
Martin Luther King lo diceva della sua America: il problema di questo paese non è che i cattivi sono troppo cattivi, ma che spesso i buoni sono indifferenti. E da allora ne è passata di acqua sotto i ponti…
Ma oggi le cose sembrano andare proprio in questa direzione. Girare la testa dall’altra è diventata una consuetudine. Non ci stupiamo, non ci indigniamo, non reagiamo. Cogliamo l’attimo, accada quel che accade. Come guidare nel buio ad occhi chiusi per vedere se è poi così facile morire. E non sarà certo il nuovo codice della strada a salvarci, né i postumi pentimenti della mamma di Bari.
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