Sabato 07 Agosto 2010 16:21

Tutti se lo chiedono ma nessuno, ad iniziare dai diretti protagonisti, sa oggi come evolverà l’attuale crisi di governo. Il fatto è che mai come in questa occasione, nella lunga storia della prima e della seconda Repubblica, la politica
ha messo in campo tante variabili, tante possibili opzioni. Con una sola certezza: il bipolarismo non c’è più.
Lo hanno fatto fuori prima i Bertinotti e i Pecoraro Scanio, poi i Casini dei centristi, nostalgici dello scudo crociato. Infine il limite di sopportazione raggiunto dagli eredi di Almirante (Fini e C.), che non ce la facevano più di vedere ardere nell’ex Fiamma i valori ispiratori del vecchio Msi, come giustizialismo e unità nazionale, per ritrovarsi a disagio in una sorta di grande Bagaglino: nani, ballerine e allegre canaglie.
E ora che succederà? Entro settembre assisteremo probabilmente alla nascita del nuovo partito di ispirazione “moderata” guidato da Fini, Casini, Rutelli, gli autonomisti di Lombardo e probabilmente qualche altro frammento del Pdl che Berlusconi si perderà per strada dopo ferragosto.
Un partito che i primi sondaggi danno già attorno al 20%.
A quel punto i giochi che si apriranno sulle alleanze dipenderanno molto dalla legge elettorale con cui si andrà al voto anticipato, con ogni probabilità nella primavera prossima.
Il Pd di Bersani tace, ma la palla a questo punto sembra proprio nelle sue mani. E anche qui le opzioni sono tante: alleanza con i centristi di Fini e Casini e sdoganamento di Di Pietro, che significherebbe affrontare la corsa per Palazzo Chigi con un candidato moderato (Montezemolo o Draghi) e il conseguente abbandono dell’ipotesi Nichi Vendola.
O riproposizione del vecchio centrosinistra, con dentro tanto Di Pietro che la sinistra di Vendola, per fronteggiare da soli il Pdl di Berlusconi + la Lega di Bossi, ma con l’incognita del terzo polo.
Altra ipotesi ancora, un accordo del centrosinistra con la Lega che comporterebbe, però, un forte patto sul federalismo rischiando così di avvantaggiare il partito di Fini e Casini nella vasta area elettorale del centro-sud.
Ma al di là del quadro delle alleanze, reso incerto come si diceva dalla formula della nuova legge elettorale, resta aperto il nodo della leadership per chi tenta oggi di gettare dalla torre il Cavaliere.
L’Obama italiano non si vede, neanche scrutando in fondo alla linea dell’orizzonte. Si vedono solo i Bruti armati contro Cesare e un impero in dissolvimento senza eroi ma pieno di modeste comparse.
Il paese dei santi e dei poeti non riesce a trovare una guida capace di rimetterlo in cammino.
Intanto Noemy si è rifatta tutto: labbra, tette e posteriore e Belen ha mollato Corona. Qualche argomento per divorare i giornali sotto l’ombrellone c’è. L’italiano medio è fatto così, non ama i discorsi complicati. E da sedici anni ce lo dimostra alle urne. Obama? Troppo abbronzato. E poi non l’ho mai sentito raccontare una barzelletta…
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