Sanità: voragine da 101 milioni
Cronache - Regione
Giovedì 22 Luglio 2010 18:16
Il sistema sanitario regionale accusa una perdita di 101 milioni di euro che dovranno essere restituiti allo Stato. Lo ha rivelato il presidente della Regione, Gianni Chiodi, questa mattina, a Pescara, in apertura della conferenza stampa che si è tenuta nella sede della Regione.

All'incontro con i giornalisti erano presenti anche l'assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni, il sub commissario, Giovanna Baraldi, il direttore dell'Agenzia Sanitaria Regionale, Ferdinando Romano, e la presidentessa della Commissione Affari sociali e politiche della salute presso il Consiglio regionale, Nicolettà Verì.

"Questo pesante fardello - ha affermato Chiodi - è emerso a seguito di una verifica degli stati patrimoniali da parte del tavolo di monitoraggio sulla spesa sanitaria delle Regioni.

La causa di questo buco discende da una grave irregolarità - ha spiegato il Presidente - che si è generata a seguito della mancata applicazione della legge regionale 4 del 16 marzo 2007 da parte del Governo che, in quel momento, era alla guida della Regione Abruzzo. A quel periodo - ha commentato Chiodi - risale una delle pagine più nere della nostra storia.

Infatti, tutte le risorse fiscali dell'annualità 2006, anziché essere destinate alla copertura delle perdite del sistema sanitario, vennero dirottate sul bilancio regionale".

Questa legge aveva, invece, lo scopo di destinare integralmente il gettito fiscale derivante dagli aumenti di IRAP ed IRPEF al settore sanitario, e di disporre un piano straordinario di dismissioni di immobili per assicurare il pareggio di bilancio della Regione Abruzzo per l'esercizio 2007, apportando le conseguenti variazioni di bilancio.

Adesso, entro una settimana, la Regione dovrà provvedere ad articolare una proposta convincente per uscire dall'impasse. Secondo il presidente delle Regione, che è anche Commissario ad acta per la Sanità, "l'unica strada percorribile per sbloccare la situazione è quella dell'utilizzo di parte dei fondi Fas. Tuttavia, questa possibilità - ha aggiunto - è stata già negata a Regioni come Molise, Campania, Calabria e Lazio. Sotto questo aspetto, resto, comunque, fiducioso - ha detto Chiodi - poiché da diverso tempo abbiamo avviato un percorso virtuoso di risanamento e questo il Governo nazionale lo sa bene".

In merito, poi, al Programma Operativo 2010, riguardante la razionalizzazione della Rete di assistenza ospedaliera ed in particolare le metodologie di definizione del fabbisogno di prestazioni ospedaliere e dei posti letto correlati, che la Regione Abruzzo ha appena portato all'esame del tavolo di monitoraggio, è stata espressa una valutazione positiva per quanto concerne il diritto alla cura da parte dei cittadini.

"Tenete conto - ha dichiarato il presidente Chiodi - che secondo gli standard qualitativi indicati dallo stesso Ministro per la Salute, Ferruccio Fabio, in Abruzzo sarebbero dovuti rimanere appena nove ospedali pubblici. Invece, il piano operativo ne prevede sedici oltre, ovviamente, a quelli privati.

Una cosa è certa, il 99 per cento dei cittadini abruzzesi avrà un ospedale importante vicino casa, cioè raggiungibile in macchina entro il limite dei 50 minuti dal verificarsi della necessità di ricorrere alle cure sanitarie mentre per l'81% sarà addirittura possibile arrivare in ospedale entro 30 minuti. Si tratta di tempi di percorrenza rilevati scientificamente e quindi più che attendibili.

Resta, invece, da rivedere la manovra finanziaria che stiamo predisponendo, per ciò che riguarda la sanità, - ha affermato - per cercare di tenere i conti in equilibrio per il 2010.

In particolare, - ha segnalato il presidente Chiodi - le criticità riguardano solo alcune questioni inerenti il turn-over del personale ed altre relative alla spesa farmaceutica sulle quali c'è bisogno di ulteriori approfondimenti ma una soluzione potrà essere individuata in tempi brevissimi".

La beffa dei 101 milioni di euro di debito rilevati dal tavolo di monitoraggio va ad aggiungersi ad un danno che pure si è consumato nei confronti del sistema sanitario regionale.

"Infatti, dei 660 milioni di euro di risorse aggiuntive del Fondo sanitario nazionale che la Regione Abruzzo ebbe dallo Stato nel 2006 per ripianare la montagna di debito accumulata negli anni a condizione che sottoscrivesse il piano di rientro da deficit sanitario, - ha sottolineato il Presidente e Commissario ad acta, Gianni Chiodi - ne furono utilizzati ben 197 per finanziare il bilancio regionale.

Azione che non poteva in alcun mondo essere attivata e fu proprio questa la causa principale del Commissariamento. Si tratta di unna somma decisamente cospicua, pari a quasi 200 milioni di euro, che abbiamo dovuto restituire in più anni - ha ricordato il Presidente - e che si aggiunge alla perdita dei 101 milioni di euro del sistema sanitario regionale che ci troviamo a fronteggiare in queste ore".

Chiodi ha spiegato che il Programma Operativo 2010, appena portato all'attenzione del Governo, è il frutto di un'analisi approfondita della rete di assistenza ospedaliera.

"Per una regione come la nostra, con 1 milione 300 mila abitanti - ha fatto notare il presidente Chiodi - mantenere 35 ospedali tra pubblico e privato, molti dei quali con una bassissima occupazione di posti, appariva quantomeno insostenibile.

Tanto è vero che, in qualche occasione, il nostro sistema sanitario è assurto anche alle cronache nazionali come esempio negativo di organizzazione. Basti pensare all'elevatissimo indice di ricoveri inappropriati e, per diversi piccoli ospedali, anche alla bassa aliquota di residenti del distretto sanitario di riferimento che sceglievano di farsi curare in quelle strutture, benché vicine alle loro abitazioni.

Per non parlare, poi, di una spesa sanitaria senza regole e fuori controllo che aveva raggiunto quasi il 90 per cento del bilancio regionale.

Che dire, inoltre, dell'aliquota di psicoriabilitandi, quattro volte superiore a quella delle altre regioni? A dire il vero, - ha proseguito il Presidente - anche l'indice delle prestazioni di riabilitazione era superiore di gran lunga alla media nazionale.

In ogni caso, queste specializzazioni venivano completamente appaltate ai privati. Eppure, tutti ritenevano questo sistema di qualità tutt'altro che eccelsa. Ma finora era sempre mancato il coraggio politico di compiere delle scelte e questo anche a causa della presenza nello scenario regionale di una potente lobby di natura politica, professionale, imprenditoriale e sindacale. Ora il sistema è esploso ed occorre metterci riparo al più presto".

Sui tagli ai posti letto, Chiodi rigetta con forza l'accusa di chi vede una penalizzazione eccessiva per il settore pubblico.

"La percentuale dei tagli dei posti, nella misura del 18%, è la stessa per il pubblico e per i privati - ha sottolineato - si tratta di un taglio complessivo di 840 posti (718 nel pubblico e 122 nel privato). Inoltre, in relazione alla riduzione dei posti letto nel pubblico, solo 313 sono ordinari mentre 405 riguardano posti in day-hospital".

La ripartizione del numero di posti letto per Asl conferma anche un equilibrio territoriale in fatto di assistenza ospedaliera.

Infatti, per la Asl aquilana, che vede la presenza sul suo territorio di 14 strutture ospedaliere tra pubbliche e private, sono stati stabiliti 3.9 posti letto per mille abitanti, quella di Teramo, con 4 tra ospedali e presidi sanitari, ha una media di 3.09 posti letto per mille abitanti, la Asl di Chieti-Lanciano-Vasto, con 11 strutture, presenta il dato di 3,38 posti letto per mille abitanti. Infine, la Asl di Pescara, con 6 strutture sanitarie, fa registrare una media di 3,80 posti letto per mille abitanti.

"Non intendiamo abbandonare i sindaci che protestano al loro destino - conclude il Presidente - li incontreremo ed ascolteremo le loro ragioni ma occorre rendersi conto che, a tutti i livelli di governo, la classe dirigente politica regionale e locale si è resa responsabile, nell'arco di decine di anni, di scelte che poi ci hanno portato ad ereditare un sistema organizzativo della sanità così inefficiente e, a detta di tutti, anche qualitativamente non all'altezza della situazione".



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