Rifiuti pericolosi, indagati Maio e Campitelli
Cronache - Regione
Venerdì 16 Luglio 2010 10:27
Obbligo di dimora per il lancianese Francesco Maio, 58 anni, di Lanciano, legale rappresentante della discarica 'Bleu' di Canosa di Puglia (Barletta-Andria-Trani), e Maurizio Campitelli, 49 anni, di Castel Frentano, gestore della 'Bleu', coinvolti nell'inchiesta denominata Ragnatela su un traffico illegale di rifiuti che avrebbe la propria centrale nelle Marche.

L'inchiesta riguarda un traffico di rifiuti pericolosi (100mila tonnellate), compresi scarti della raffineria di Gela,  che secondo gli investigatori sarebbro stati smaltiti illegalmente fra il 2005 e il 2009 in discariche italiane ed europee, con la copertura di un ufficiale di polizia giudiziaria in servizio presso la procura della Repubblica di Macerata, sospettato di intascare tangenti per insabbiare i controlli. 

Nell'operazione Ragnatela, condotta dai carabinieri del Noe di Ancona e coordinata dalla procura di Napoli, in cui sono indagate 30 persone cinque delle quali finite in carcere e quattro agli arresti domiciliari.

In carcere sono finiti Pietro Palmieri, 62 anni, titolare della Eco service srl di Corridonia (Macerata), mentre il figlio Giordano, 35 anni, responsabile tecnico della società, ha ottenuto gli arresti domiciliari. Custodia in carcere per i maceratesi Gianfranco Bernabei, 67 anni, e il nipote Adriano, 55 anni, responsabile commerciale e tecnico e coordinatore operativo della Eco Service, e per l'agente di Pg della procura di Macerata Marcello Cioppettini, 63 anni, di Macerata e il legale rappresentante e direttore della discarica 'Senesi' di Morrovalle Rodolfo Briganti, 51 anni, di Porto Sant'Elpidio (Fermo).

Agli arresti domiciliari invece Enrico Vita, 65 anni, di Macerata, direttore tecnico e preposto della discarica 'Senesi', Sergio Gozza, 57 anni, indermediario bresciano di rifiuti, e Paolo Marinelli, 38 anni, di Montecassiano (Macerata), consulente per le attività transfrontaliere dell'Eco Service.

Il gip ha poi disposto l'obbligo di dimora per Francesco Maio, 58 anni, di Lanciano (Chieti), legale rappresentante della discarica 'Bleu' di Canosa di Puglia (Barletta-Andria-Trani), e Maurizio Campitelli, 49 anni, di Castel Frentano (Chieti), gestore della 'Bleu'.

Diciannove gli indagati a piede libero fra Marche, Lombardia, Abruzzo e Puglia. Gli impianti di gestione su cui l'organizzazione poteva contare sorgono nelle province di Macerata, Ascoli Piceno, Siracusa, Napoli, Caserta, Roma, Bari, Taranto, Salerno e Brescia.

Dieci le ditte di trasporto al centro dei flussi di rifiuti, operative nelle province di Macerata, Napoli, Caserta, Siracusa e Bari, quattro le discariche pubbliche (a Macerata, Ascoli Piceno, Bari e Taranto). Il valore complessivo dei beni sequestrati (compresi cinque mezzi fra autocarri e auto) è di 20 milioni di euro. Un centinaio i carabinieri che hanno preso parte all'operazione, militari del comando della Tutela per l'ambiente e dei comandi provinciali di Macerata, Ascoli Piceno, Chieti e Brescia.

Secondo l'accusa l'organizzazione aveva base nelle Marche, presso la Eco service srl di Corridonia (Macerata), un gruppo industriale attivo nella gestione integrata dei rifiuti, e diramazioni in Campania, Lombardia, Puglia, Abruzzo, Lazio e Sicilia.  Sotto sequestro la Eco Service e tutti i suoi impianti e mezzi di trasporto, insieme a 90 mila euro di tributi non versati alle Regioni Marche e Puglia per il pagamento dell'ecotassa.

L'indagine è partita da un controllo del Noe nella discarica di Casoria, in Campania. Da lì, gli investigatori del Nucleo per la tutela dell'ambiente hanno ricostruito l'intero percorso dei flussi di rifiuti: un business da 5 milioni di euro per l'organizzazione, che, secondo gli investigatori, poteva contare sulla collaborazione compiacente di produttori, trasportatori, laboratori di analisi e impianti di gestione e discariche di mezza Italia.

Accompagnati da formulari, certificati e registri di carico e scarico falsificati, gli scarti, provenienti in genere dal centro-sud (anche dall'azienda multiservizi di Roma e da un sito dismesso di Colleferro) erano diretti nelle Marche, o in discariche della Puglia, dell'Abruzzo, della Lombardia e della Germania, per essere smaltiti dopo essere transitati nell'impianto di Corridonia per un trattamento specializzato fittizio.

Scarti del petrolchimico siciliano, melme, terre e rocce da scavo, miscele di rifiuti pericolosi, fanghi industriali, filtri, ceneri pesanti, fanghi di perforazione, polveri di caldaia e altre sostanze tossico-nocive, contaminate da arsenico, cromo, rame, piombo, zinco e idrocarburi, avrebbero dovuto essere trattati come rifiuti speciali pericolosi.

Invece, secondo gli investigatori, venivano ripuliti solo sulla carta, per risparmiare sui costi di gestione di macchinari e procedure, e avviati a discariche pubbliche, come normali rifiuti.




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