Prostituzione, arrestati 20 nigeriani e 6 italiani
Cronache - Cronache dall'Aquila
Giovedì 24 Giugno 2010 17:59
I carabinieri del Ros dell'Aquila hanno arrestato 26 persone, 20 nigeriani e 6 italiani, con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, riduzione in schiavitù, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, sfruttamento della prostituzione, riciclaggio ed interruzione abusiva di gravidanza.

Secondo gli investigatori, si tratterebbe di componenti di una banda che reclutava giovani donne in Nigeria e, dopo averle sottoposte a riti woodoo per sottometterle psicologicamente, le inducevano a firmare un contratto e le trasferivano in Italia costringendole a prostituirsi.

Le donne avrebbero subito ricatti e violenze, compreso l'aborto in avanzato stato di gravidanza.

Secondo i carabinieri la banda, articolata in cellule strutturate su base famigliare e dislocate in Italia ed all'estero, gestiva l'intera filiera criminale: dal reclutamento delle vittime in madrepatria, al loro trasferimento in Europa e, infine, allo sfruttamento sessuale nei luoghi di destinazione finale.

Tra gli arrestati un abruzzese e un marchigiano, che avrebbero avuto il compito di autisti.

L'operazione denominata "Sahel" è stata coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia dell'Aquila, che ha interessato le province di Teramo, Reggio Emilia, Foggia, Bari e Ascoli Piceno. In Austria, dove è stato localizzato un indagato, verrà eseguito un mandato di arresto europeo.

I carabinieri hanno anche sequestrato preventivamente beni, tra cui immobili, autovetture, licenze ed esercizi commercial, per un valore complessivo di circa un milione di euro.

I particolari dell'operazione sono stati illustrati in una conferenza stampa tenuta all'Aquila dal sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia dell'Aquila David Mancini e dal generale Mario Parente, vice comandante nazionale dei Ros. Le indagini continuano perché, come ha sottolineato Mancini, il clan di nigeriano era ramificato in Europa.

L'inchiesta è scattata da un'indagine per la denuncia di una 25enne nigeriana, vittima di sfruttamento sessuale da parte di tre successivamente fermati. Le attività di indagine hanno interessato anche la collaborazione del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia e di Europol.

I sei italiani arrestati sono Giovanni D'Eusebio, 50 anni di Monteprandone (Ascoli Piceno), Vicente Pucci, 50 anni di Teramo, accusati di essere i tassisti, poi quattro persone della provincia di Foggia, Antonio Laddaga, Anna Console, Tommaso Pisciola e Amedeo Prudente, accusati di falsificare i documenti ed organizzare matrimoni fittizi.

I primi due tassisti accusati di accompagnare le giovani nigeriane nei luoghi in cui prostituirsi. Gli altri sono accusati di aver falsificato i documenti delle donne da avviare alla prostituzione e di aver organizzato matrimoni fittizi per regolarizzare la posizione degli arrestati.

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