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Inchiesta Bussi, perizia rileva sostanze cancerogene in acqua superiori ai livelli di legge
Cronache - Cronache da Pescara
Mercoledì 16 Giugno 2010 16:01
Sostanze "di carattere cancerogeno" nelle acque emunte dai pozzi Sant'Angelo e messe in rete. E' quanto emergerebbe da una perizia dell'istituto superiore di Sanità depositata dall'avvocatura dello stato nell'udienza odierna, a Pescara, relativa all'inchiesta sulla megadiscarica di rifiuti tossici trovata nel 2007 a Bussi sul Tirino e al conseguente avvelenamento delle acque in Val Pescara.

"L'istituto superiore di Sanità - ha evidenziato Giovanni Palatiello dell'avvocatura dello Stato che nel procedimento rappresenta come parte civili Regione e ministero dell'Ambiente - ha esaminato 30 sostanze rilevate e ne ha evidenziato il carattere cancerogeno sulla base degli studi delle più accreditate organizzazioni nazionali ed internazionali.

Inoltre, ha evidenziato, nei vari punti in cui sono stati fatti i prelievi, le concentrazioni di questi contaminanti in molti casi di gran lunga superiori ai livelli di soglia stabiliti dalla legge".

L'avvocato ha riferito che sostanze "molto al di sopra dei livelli di guardia", individuati dall'organizzazione mondiale della Sanità, sono state rilevate, nel 2007, presso fontane pubbliche a Torre dé Passeri e a Pescara, a corso Umberto.

"E' quindi evidente - ha spiegato Palatiello - che si è creato un rischio gravissimo per la salute pubblica perché queste sostanze chimiche non esistono in natura". L'avvocato ha aggiunto che la stima dei danni è ancora parziale e, comunque, sarà notevolmente superiore a quella contenuta nella costituzione di parte civile e a quella dell'Ispra, presentata nel dicembre scorso.

Oltre dall'avvocatura dello Stato, oggi perizie sono state depositate anche da altre parti civili, tra cui la Solvay. La società ne ha presentate due, una tecnica e l'altra "di diritto". Entrambe dimostrerebbero che l'inquinamento del sito è di gran lunga precedente al 2002, quando cioé il sito fu acquisito dalla Solvay.

Ventisette gli imputati, fra cui gli ex vertici di Aca, Ato e Montedison. Sono accusati a vario titolo, oltre che di avvelenamento delle acque, anche di disastro colposo, commercio di sostanze adulterate e contraffatte, delitti colposi contro la salute pubblica, turbata libertà degli incanti, truffa.



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