25 mag, 2012
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Nuvole - di Saverio Occhiuto L’UOMO IN MAGLIONE

L’UOMO IN MAGLIONE


Girocollo di cotone e camicia azzurra. Sergio Marchionne si è presentato così al Quirinale per la presentazione della nuova Giulietta, ultima arrivata del marchio Fiat. Quando ho visto la foto sui giornali è scattato un applauso spontaneo. L’ex ragazzo prodigio di Cugnoli, che lasciò l’Abruzzo all’età di soli 13 anni per seguire la famiglia in Canada, mi aveva stupito ancora una volta. 

Guardavo quell’uomo che si concedeva ai fotografi accanto al presidente Napolitano con l’aria disincantata di un liceale, e non potevo trattenermi dal fare il tifo per lui.

Mi chiedevo: l’Ad di casa Agnelli è uno degli uomini più potenti d’Europa, sarà per questo che assume un atteggiamento così snob, spingendolo fino alle estreme conseguenze. O lui è fatto proprio così?

Mi rendo conto che la mia è una posizione di parte. Di tanto in tanto apro l’armadio per dare un’occhiata alle mie cravatte di seta rinchiuse lì da una ventina d’anni, proprio come si fa con una collezione di farfalle che non ha mai visto la luce.

Se avessi potuto sarei salito sull’altare in jeans e T-shirt, ma quando fu il momento scappai anch’io in sartoria per farmi cucire addosso un fumo di Londra rimasto nel cellophane dal giorno del sì.

Il fatto è che uno come Marchionne mi dà l’esatta dimensione dell’uomo formica: molto lavoro e poco apparire. Laboriosità e ingegno. Il contrario del divismo imperante di oggi, dell’uomo che ha un bisogno assoluto di esibire la cravatta come simbolo fallico, vessillo del potere, accessorio di riscatto nella faticosa risalita della scala sociale.

Marchionne invece veste come i suoi operai. Accanto al presidente Napolitano, e con lo sportello della Giulietta aperta, aveva l’aria di un collaudatore che invitava un amico a fare un giro.

Certo, un presidente del Consiglio che riceve i capi di Stato in pullover sarebbe troppo. O magari è proprio quello che servirebbe al nostro Paese per risollevare le sue sorti…

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