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| Roccamontepiano, i 100 anni di “Zi Cesare” |
| Cronache - Cronache da Chieti |
| Sabato 06 Marzo 2010 05:25 |
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Ha compiuto 100 anni Cesare Di Cola, classe 1910, di Roccamontepiano, e festeggerà il suo compleanno con la famiglia, il sindaco e il parroco domenica a pranzo
. Cesare oggi ricorda l’Italia nella prima guerra mondiale, la frequentazione della scuola elemetare in una piccola stanza della contrada con un coetaneo che a settembre compirà anche lui i cento anni,ricorda il maestro Francione che fu anche il Podestà del paese durante il fascismo, il matrimonio nel 1935 con Antonietta Marcello di Casacanditella e la partenza da volontario per l’Africa coloniale. Tornato a Roccamontepiano nel 1943 riprese la sua attività di agricoltore. Sotto l’occupazione tedesca nell’inverno del 1944 fu catturato e portato lungo la linea Gustav nel Sangro per scavare trincee e rifugi per l’esercito germanico. Riuscì a fuggire e tornò a casa a piedi, dalla sua famiglia, risalendo i corsi d’acqua, nascondendosi tra i rovi e chiedendo rifugio e ospitalità nelle contrade. Dopo la guerra emigrò in Svizzera senza portare con se la famiglia, ben presto tornò in paese ma, negli anni 50-60 quattro dei suoi cinque figli emigrarono in Canada Gino, Maria, Antonio e Rocco, in cerca di fortuna. L’ultimo dei figli Rocco tornò nel 1974 per la scomparsa della sorella rimasta con i genitori.Da li a qualche tempo Cesare rischiò la vita per una grave patologia e Rocco decise di tornare con la moglie per assistere il padre. Dopo l’intervento Cesare e la moglie hanno vissuto con la famiglia di Rocco. Adesso il “nonno di Roccamontepiano” ha solo qualche problema di udito che ritiene derivi dal duro lavoro svolto nella fabbrica di vetro in cui lavorava in Svizzera. Alla classica domanda: se c’è un segreto per raggiungere una meta così importante ha risposto senza mezzi termini “la vita passa, come passano i giorni e giorno dopo giorno sono arrivato a cento anni”. Ma Cesare ha avuto una vita semplice, dedita al lavoro dei campi e dell’orto davanti la casa nuova del figlio Rocco. La perdita della cara moglie sei anni fa è stata una difficoltà superata dal fatto che in casa la compagnia della famiglia non è mai mancata. Cesare ha fumato qualche sigaretta da ragazzo e sotto le armi in Africa ha smesso senza difficoltà. Beve il suo caffè la mattina e dopo pranzo e un bicchiere di vino accompagna i suoi pasti. Segue una dieta mediterranea di ferro con i prodotti dei suoi terreni e orari di riposo ben precisi, insomma una vita tranquilla, senza lo stress che percorre la vita dell’uomo moderno, suggerisce il figlio. Cesare, forse, non conoscere il termine "slow" ma ne è l'esempio vivente. Insomma per lui il lavoro, anche e soprattutto mentale non è mai terminato, ricorda nomi e fatti, amici scomparsi e quelli conosciuti negli anni. Oggi possiede un bastone di legno su cui si appoggia soltanto per riposarsi durante le camminate visto che gira in casa e scende nell’orto senza problemi. Cesare oggi è diventato il “nonno” di tutto il paese e a tutti regala una piccola osservazione semplice ed efficace: “La vecchiaia è brutta, ma non arrivarci è anche una brutta cosa”. |


Dopo la guerra emigrò in Svizzera senza portare con se la famiglia, ben presto tornò in paese ma, negli anni 50-60 quattro dei suoi cinque figli emigrarono in Canada Gino, Maria, Antonio e Rocco, in cerca di fortuna. L’ultimo dei figli Rocco tornò nel 1974 per la scomparsa della sorella rimasta con i genitori.