Lunedì 01 Marzo 2010 10:24
Gli eserciti di mezzo mondo li cercano in Afghanistan e invece erano assiepati nei palazzi di giustizia e nessuno se n’era accorto. Tranne il nostro premier, che ha appellato così i magistrati che indagano sul malaffare del nostro bel paese: “Una banda di talebani”.
Giudizio secco, che non si presta ad equivoci di interpretazione. Ho atteso un giorno per sapere cosa ne pensavano lassù sul Colle di questo ennesimo strappo istituzionale del principe di Arcore. Niente.
Sabato mattina ho sperato tanto che i corazzieri svegliassero il presidente Napolitano per lasciargli ai piedi del letto la mazzetta dei giornali. Ancora niente. Tutti presi dalla mostra del Caravaggio.
Poi a tarda sera è arrivata finalmente una parola di monito del presidente, finita nei titoli di coda dei tg dopo il terremoto in Cile e il defilè di moda di Milano.
Così, colto dalla disperazione, mi sono messo alla tastiera del mio pianoforte e ho buttato giù un brano per il prossimo Sanremo che affiderò al maestro Apicella per una interpretazione principesca. Eccolo.
Io credo sempre nel futuro, nella giustizia e nel lavoro, per questo odio i magistrati e mando gli operai da loro.
Io credo nella mia cultura e nella mia religione, ma non ho mai letto un libro, son cose che si fan in prigione.
Io sento battere più forte, il cuore di un’Italia sola, che oggi più serenamente ti frega peggio de na sola.
Si stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, in tv ci vado solo io.
Io non mi stancherò di dire al mondo e a Dio, fanculo i tribunali, la legge sono ioooo.
Aggiungi commento
Comportati da persona civile e usa il linguaggio che useresti davanti a tua madre.