Traffico di rifiuti, 8 in manette
Cronache - Regione
Martedì 09 Febbraio 2010 10:41
Con l'accusa di aver organizzato un vasto traffico illecito di rifiuti tra Taranto e Lanciano, che dalla Puglia arrivavano in Abruzzo per essere smaltiti illegalmente in alcuni impianti della zona, otto persone sono state arrestate all'alba dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Pescara.

Lo scopo era quello di sostenere costi contenuti e ottenere un forte sconto sull'applicazione dell'ecotassa regionale (500mila euro circa). Nel Lazio è stata eseguita solo una perquisizione domiciliare.

Le misure cautelari, sei ai domiciliari e due in carcere, sono state disposte dal Gip del Tribunale di Lanciano, Francesca Del Villano Aceto, su richiesta del Pm Maria Rosaria Vecchi. All'operazione, denominata Spiderman, ha partecipato anche il quinto elinucleo di Falconara. 

A finire in manette Giorgio Nicola Di Florio di Lanciano (Chieti), trasferito in carcere,  e la moglie Anna Linda Di Paolo (domiciliari), 54 anni di Ortona, imprenditori del settore smaltimento rifiuti e titolari della Di Florio di Cerratina e della Sistema 2000 di Santa Maria Imbaro. In carcere anche  Andrea Fassone, 39 anni di Chieti, procacciatore d'affari di fatto dipendente della ditta Sistema 2000.  

Ai domiciliari Vincenzo Cocca (60) , chimico di Spoltore (Pescara); Andrea Francesco Di Liberato (42) di Chieti, dipendente della Di Florio; l'ex vice comandante della polizia provinciale di Chieti, Riccardo Di Mascio (61) di Francavilla al Mare, il quale avrebbe falsamente attestato in atti pubblici l'esistenza di attrezzature per il trattamento automatico di rifiuti presso l'impianto Di Florio di Lanciano che in realtà non esistevano.

Domiciliari per Fiorentino Giangiordano (58) di Roccascalegna, dipendente della Ecologica Sangro di Lanciano, società che gestisce la discarica consortile di Lanciano, e Antonio Anglano (49) di San Giorgio Jonico (Taranto), responsabile di impianto della discarica Vergine di Taranto. 

Complessivamente sono state denunciate 22 persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere, attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, falso in attestazioni analitiche e certificazioni ambientali, falso in atto pubblico commesso da pubblico ufficiale e frode processuale.

Secondo gli investigatori, i rifiuti pugliesi arrivavano in Abruzzo per essere trattati in impianti specializzati che facevano capo all'organizzazione degli arrestati. Sempre per l'accusa, i procedimenti in realtà venivano solo abbozzati o non avvenivano affatto e comunque erano emessi documenti che  attestavano l'idoneità del materiale allo smaltimento.

I particolari dell'operazione sono stati resi noti questa mattina nel corso di una conferenza stampa dal comandante del gruppo Noe di Roma, colonnello Antonio Menga, e dal comandante del Noe di Pescara, capitano Florindo Basilico. L'unico aspetto positivo, ha sottolineato il colonnello Menga, è che in questo caso i rifiuti andavano in discariche e non ad inquinare siti e falde acquifere. I rifiuti venivano conferiti da ignare aziende all'impianto della ditta Di Florio srl di Lanciano. E' qui che venivano simulate operazioni di selezione, trattamento e recupero dei rifiuti che poi finivano nella vicina discarica di Cerratina.

Secondo quanto accertato, il volume d'affari si aggira sui tre milioni di euro mentre la quantità dei rifiuti gestiti è di circa 80mila tonnellate. I carabinieri hanno preso in esame l'attività relativa agli anni 2007, 2008 e 2009. Nell'impianto di Di Florio non erano inoltre presenti le attrezzature per il trattamento automatico dei rifiuti.

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