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| Carceri. Protesta dei medici a Sulmona |
| Cronache - Cronache dall'Aquila |
| Lunedì 18 Gennaio 2010 18:14 |
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Dopo gli ultimi episodi autolesionistici nella sezione internati, il personale medico e paramedico del carcere di Sulmona ha indetto lo stato di agitazione "per le difficili condizioni alle quali sono sottoposti per prestare le cure ai detenuti".
Attualmente cinque medici prestano servizio a parcella con il vecchio contratto del Ministero di Grazia e Giustizia, mentre altri due sono contrattualizzati dalla Asl Avezzano Sulmona. La diversità di trattamento economico a parità di prestazione, più bassa per i primi e più alta per i secondi, sta ingenerando problemi all'interno della struttura di reclusione, così come la riduzione del personale addetto al Sert, nonostante l'elevata presenza di detenuti tossicodipendenti. A causa del sovraffollamento e carenza di agenti penitenziari, i medici sono costretti a lavorare senza il supporto di questi ultimi, esponendosi a rischi che oltrepassano la previsione di contratto. "Il dlgs 230 del 1999 per il trasferimento delle competenze dal Ministero di Giustizia al Servizio sanitario nazionale - spiega Fabio Federico, responsabile medico del carcere di Sulmona, nonché sindaco del capoluogo peligno - è rimasto di fatto inapplicato, anche perché tutto è in mano alle Asl regionali, con gravi pregiudizi per la difformità nei protocolli sanitari diversi regione per regione". "Ogni Asl è autonoma, quindi è facilmente prevedibile che le regioni più sane sotto il profilo del bilancio della Sanità sono quelle che più possono investire in termini di tutela per la salute dei detenuti. Questo è profondamente ingiusto per i reclusi, che invece - conclude Federico - devono vedersi assicurati i trattamenti di cui hanno bisogno". Visti gli episodi autolesionistici degli ultimi giorni, il timore è che si sia instaurato un percorso di emulazione da parte dei reclusi per tenere alta l'attenzione dei media. |


