L'Aquila. Gdf: 49 milioni sottratti al fisco
Cronache - Regione
Giovedì 14 Gennaio 2010 14:30
Oltre 49 milioni di euro sottratti al fisco e un'evasione di 12 milioni di Iva. E' il bilancio del comando provinciale della Guardia di finanza dell'Aquila che nel 2009 ha eseguito 152 verifiche fiscali e 167 controlli.

I dati sono stati resi noti questa mattina nella sede delle Fiamme gialle di Avezzano alla presenza del comandante provinciale Antonio De Nisi, del comandante del nucleo di polizia tributaria, tenente colonnello Leonardo Matera, dei comandanti delle compagnie dell'Aquila Alessandro Mezzacappa, di Avezzano, Diego Morelli, e di Sulmona Edgar Pace.

Nella lotta al sommerso, l'attività investigativa ha portato a scovare 26 evasori totali, quindi sconosciuti al fisco, 6 evasori paratotali nei confronti dei quali è stata constatata un'evasione superiore alla metà dei redditi dichiarati. Recuperata Iva per 7.390.000 euro e base imponibile per oltre 33 milioni.

Sul fronte delle frodi comunitarie, nel 2009 è stato segnalato alla Procura Regionale della Corte dei Conti un danno erariale di 5.600.000 euro per le irregolarità riguardanti la gestione di una società in house providing con l'individuazione della responsabilità amministrativa nei confronti di 11 pubblici ufficiali e dipendenti.

Riguardo all'assegnazione dei finanziamenti pubblici previsti dai Documenti Unici di Programmazione (Docup) 2000-2006, è stato accertato un danno alla Regione Abruzzo per 1.250.000 euro e 35 persone denunciate.

In merito al sisma dell'Aquila, le Fiamme gialle hanno svolto attività di soccorso, servizi antisciacallaggio, di tutela del patrimonio artistico e di rilevamento e controllo dei prezzi per evitare comportamenti speculativi.

Oltre ai controlli antidroga i finanzieri hanno ricordato l'attività investigativa condotta attraverso intercettazioni telefoniche e l'esame di documentazione contabile e bancaria che ha consentito di accertare il reimpiego di circa due milioni di euro provenienti dal patrimonio finanziario riconducibile a Vito Ciancimino, tesoriere di alcuni clan di "Cosa Nostra".

Il riferimento è all'operazione "Alba d'Oro", società di Tagliacozzo che secondo l'accusa li aveva utilizzati per realizzare un complesso turistico con annessi ristorante, piscina, campi da tennis, da calcetto e terreni. L'operazione si è conclusa con l'esecuzione di tre ordinanze di custodia cautelare nei confronti dell'amministratore delegato e dei due soci di Alba D'oro srl e con il sequestro preventivo di beni e quote societarie pari a due milioni e mezzo di euro.

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