25 mag, 2012
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Nuvole - di Saverio Occhiuto BALOTELLI D’ITALIA

BALOTELLI D’ITALIA


Che nesso c’è tra i fischi negli stadi indirizzati a Balotelli e i colpi di fucile ad aria compressa esplosi contro i raccoglitori di agrumi di Rosarno? Assolutamente nessuno. Eppure, da certi osservatori della politica e dell’informazione i due episodi vengono liquidati con uno stesso appellativo: razzismo!

In realtà il calciatore dell’Inter non ha nulla a che vedere con quei disperati di Rosarno, fatta eccezione per il colore della pelle.

Lui è un campione dello sport strapagato che viaggia in Maserati e ha gli armadi pieni di tonnellate di mutande Dolce & Gabbana. E’ naturalizzato italiano, tanto da vestire persino la maglia azzurra, è un’icona per migliaia di giovani.

Gli altri, i disperati della piana di Rosarno, vivevano fra i topi in un letamaio, guadagnavano solo il necessario per sopravvivere, avevano gli armadi pieni di imitazioni di D&G e quando passeggiavano per strada erano solo un’ombra che si muoveva nella notte e a nessuno fregava sapere chi fossero e da dove venivano.

Balotelli, poi, è solo uno dei tantissimi idoli di colore che militano nelle nostre squadre di calcio ai massimi vertici. Gli altri non vengono mai fischiati, lui sì.

Non sarà perché il ragazzotto si rende un po’ antipatico con i suoi gestacci verso gli spalti, il suo atteggiamento strafottente in campo, il suo inconsueto modo di non esultare mai dopo un gol?

Attenti, allora, a non fare confusione su un tema sociale con il quale faremo sempre più i conti nei prossimi anni e impariamo a distinguere tra diritti e doveri senza lasciarci trascinare dall’emotività, da certi schemi che odorano di muffa e dai quali neanche la sinistra più progressista riesce a liberarsi.

Come quel controllore dell’autobus di Livorno che faceva le multe alle studentesse della città toscana beccate senza biglietto e chiudeva un occhio con il venditore ambulante senegalese.

E’ un errore anche questo, un pregiudizio culturale dettato dalla pietà e dalla compassione che apre un’autostrada agli istinti peggiori, alla propaganda leghista, alla caccia al nero.

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