Martedì 15 Dicembre 2009 21:01
Chi ha attraversato la storia degli ultimi 40 anni del nostro Paese, sa che le vere tragedie sono ben altre di un naso rotto dopo un comizio, trasformato contro ogni evidenza nel giorno dell’Intifada per il nostro premier. Così, sentire Umberto Bossi definire un atto terroristico
il lancio di un souvenir contro Berlusconi da parte di una persona in cura da dieci anni per problemi psichici, non solo non contribuirà mai a rasserenare il clima politico e sociale che stiamo attraversando, ma rischia di avere esattamente l’effetto opposto.
Diamo allora ai fatti la giusta dimensione. Il duomo in miniatura scagliato contro il volto di Berlusconi è il frutto di un gesto individuale, probabilmente premeditato, sicuramente deprecabile, ma senza mandanti.
I presunti incitamenti alla violenza venuti da Di Pietro o dai blog istigatori della sinistra non hanno probabilmente nulla a che vedere con l’episodio. Anche perché il terrorismo vero, quello sì, è ancora senza mandanti nel nostro Paese.
Berlusconi trascorrerà il Natale con un cerotto sul viso e il suo aggressore subirà un regolare processo per lesioni aggravate. Non è la fine del mondo, anche se alle 18,15 di domenica 13 dicembre Emilio Fede ha creduto di essere stato proiettato improvvisamente alle ore 11 del 12 dicembre del 2012, quando secondo la profezia dei Maya il mondo sarà giunto al capolinea.
E, per restare ai fatti di ca(o)sa nostra, abbiamo ancora da scoprire un bel po’ di cose, a partire dai segnali Morse dei fratelli Graviano al processo Dell’Utri. La mafia aggredisce o si fa capire anche così, senza la necessità di spedire souvenir.
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