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| Chieti. Prostituzione e immigrazione, arresti |
| Cronache - Cronache da Chieti |
| Lunedì 30 Novembre 2009 13:47 |
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Con l'accusa di associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina e allo sfruttamento della prostituzione, gli uomini della Squadra mobile di Chieti hanno arrestato sette persone nell'ambito dell'operazione "Oriente".
L'indagine è stata condotta con la collaborazione dei commissariati di Lanciano e Vasto nonché del Reparto prevenzione crimine di Pescara e delle Squadre mobili di Pescara e Teramo, impegnando un totale di circa 80 poliziotti. Le persone indagate sono 23 ed appartengono a due gruppi criminali distinti, uno facente capo ad un cinese residente a Montesilvano (Pescara) che ha favorito l'ingresso illecito in Italia di oltre un centinaio di suoi connazionali. La seconda organizzazione era invece indirizzata all'ingresso illegale di cittadini nordafricani. I gruppi avevano in comune l'attività di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione di donne e transessuali provenienti clandestinamente dall'America del sud. In particolare, la prostituzione veniva esercitata in abitazioni di Francavilla al Mare prese in affitto con l'intervento di terze persone, che si prestavano a stipulare contratti di locazione degli appartamenti poi utilizzati per gli incontri sessuali. " I cinesi", ha spiegatoil capo della mobile di Chieti Monnanni, "entravano in Italia con un regolare nullaosta e venivano poi smistati da Finizio e De Vincentiis nel Chietino ad alcuni imprenditori. Apparentemente i contratti di lavoro risultavano regolari. In realtà i cittadini cinesi, che pagavano tra gli ottomila e i diecimila euro, comprensivi dei contributi previdenziali, finivano per lavorare in nero in tutta Italia presso loro connazionali che sfruttavano la loro manodopera". Marrolli, secondo quanto emerso dalle indagini, si preoccupava di predisporre false buste paga. Secondo gli investigatori, l'immigrazione clandestina era anche l'attivitaà della Forchetti la quale, con l'aiuto di Viggiani e Leccese, e occasionalmente anche di De Vincentiis, si preoccupava di fare entrare in Italia nordafricani, in particolare marocchini. Anche in questo caso, si trattava di piazzare manodopera clandestina attraverso la predisposizione di false buste paga.
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