Sabato 21 Novembre 2009 13:36

Siamo campioni del mondo ma il tecnico della Nazionale Marcello Lippi continua a non dormirci la notte. Lui è lo stesso che quella sera di Berlino, nel 2006, alzò in alto la coppa e per sette undicesimi la squadra azzurra di oggi è la stessa che esultava assieme a lui quella notte magica dopo aver visto il calcio di rigore di Fabio Grosso gonfiare la porta dei francesi.
E ora che succede? Succede che alla vigilia del nuovo campionato del mondo che si giocherà fra qualche mese in Sud Africa, e con la qualificazione della nostra Nazionale già acquisita a suon di gol, la squadra azzurra e il suo tecnico vengono sommersi di fischi al termine di un’amichevole finita a reti bianche con la Svezia. Ho detto la Svezia, non il Portogruaro.
Qualcosa non va in questo strano Paese anche nel mondo del pallone. Sarà perché allo stadio si va ormai solo per sfogare le pulsioni peggiori e non per godersi lo spettacolo.
Così, urlando contro qualcuno, te la prendi inconsciamente con il tuo datore di lavoro, il carovita che non ti fa arrivare alla terza settimana, le tasse, la suocera che ti assilla, il vicino che si è fatto la macchina nuova mentre la tua si regge ormai in piedi con il bostick.
Anche in tv c’è sempre qualcuno che urla contro qualcun altro e se non succede va giù l’audience della trasmissione.
In auto è ancora peggio. Ho visto stimati professionisti trasformarsi in una iena per non esserti fermato a dargli la precedenza all’incrocio.
Non si ride più, non si discute più. Si urla “a prescindere” come direbbe Totò.
Così il povero Lippi e la Federcalcio stanno pensando di far disputare i prossimi test della nostra Nazionale oltre confine per essere lasciati un po’ in pace. Pare che siano già stati spediti alcuni osservatori nel Principato di Monaco.
Siamo una patria capace di cantare con gli occhi umidi l’Inno di Mameli e di costringere i nostri campioni all’esilio dopo averli applauditi due minuti prima. Siamo davvero capaci di tutto. Ed è la cosa che mi spaventa di più.
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