Sabato 14 Novembre 2009 11:54

Non mi unisco ai cori di gioia, ai brindisi, all’euforia collettiva che ha accompagnato il ventennale della caduta del muro di Berlino. Non me la sento di alzare il bicchiere al cielo solo per uniformarmi al coro, come avviene a quelle feste di compleanno dove sei stato trascinato a forza. Lo feci venti anni fa, è vero, convinto che quei poderosi colpi di ruspa avrebbero aperto la strada a un mondo migliore.
Addio alla guerra fredda, ai missili con le testate nucleari piantati ad Est e a Ovest per ricordarci che il peggio era sempre in agguato. Addio alle assurde limitazioni di un popolo che dal balcone di casa vedeva un ponte che non avrebbe potuto mai attraversare, come i sogni impossibili.
Ma cosa è rimasto, venti anni dopo, di quelle aspettative? E’ vero, l’utopia comunista è stata consegnata agli archivi della storia ed è un po’ quello che si meritava dopo aver confuso il welfare con l’oppressione. Ma il capitalismo non ha vinto.
Festeggiamo il ventennale della caduta del muro mentre l’Occidente è ancora convalescente dopo aver subìto i colpi dell’alta finanza, molto arrampante e poco creativa. Abbiamo i nostri eserciti in guerra un po’ in tutte le latitudini per esportare la democrazia e convincere l’Islam a togliere il burka. L’eterna questione mediorientale è ancora lì.
Anche a voler essere ottimisti ad ogni costo, quel mondo migliore promesso ai giovani di allora, come a quelli di oggi, francamente non si vede. E non è che i paesi post comunisti abbiano fatto sforzi grandiosi per riscattarsi. La Russia di Putin sarà anche piena di vetrine scintillanti, ma la ricchezza di quel paese è ancora nelle mani di una ristretta oligarchia mentre criminalità e corruzione la fanno da padroni.
Ora nei paesi dell’Est non c’è più un solo organo di stampa a rappresentare la voce del regime, certo, ma i giornalisti scomodi fanno spesso strani incontri: chessò, due o tre pallottole in fronte mentre stai per imbucare la porta dell’ascensore. E allora, a cosa sono servite quelle sonore picconate contro un muro se non a rimescolare un po’ tutto, vizi e virtù di due mondi che in fondo volevano le stesse cose senza saperlo?
No, io per i brindisi aspetto il Natale, la festa per eccellenza: sacralità e consumismo insieme come i regali sotto l’albero. Splendida sintesi di quel mondo che vediamo ancora oggi dal buco nel muro e dal quale non vorremmo mai staccarci.
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