Quasi 18mila (17.907) le scosse rilevate dal novembre 2008, periodo in cui nella zona è iniziato lo sciame sismico. Sono i dati dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), che sottolinea: quelle di magnitudo superiore a 5.0 sulla scala Richter sono state tre, quelle comprese tra 4.0 e 5.0 sono state 21, mentre quelle scosse comprese tra una magnitudo 4.0 e 3.0 sono state 205.
"La sequenza si è nettamente attenuata nel tempo", spiega il sismologo dell'Ingv, Massimo Di Bona. "Siamo in una fase di riduzione dello sciame sismico che si osserva già da qualche mese. A fronte di migliaia di scosse registrate al giorno dai nostri strumenti, ora se ne osservano una o due".
"Possiamo dire che osserviamo un fenomeno in attenuazione, una sorta di coda della sequenza, ma tutta l'area è e resta sismica", sottolinea Di Bona. "C'è la possibilità che si registrino ancora scosse intorno al 4.0. C'è anche da dire che molta dell'energia si è comunque scaricata nel tempo. Ma non c'è modo per quantificare la probabilità di un nuovo forte terremoto. Le scosse sono possibili, ma la percentuale è sicuramente molto bassa".
"E' possibile", aggiunge il sismologo, "che uno sciame sismico come quello che sta interessando L'Aquila prosegua anche negli anni successivi. Periodicamente i terremoti ricompaiono proprio perché la sismicità della zona, come sappiamo, è alta".
L'area interessata dalle scosse sulla fascia centrale appenninica è abbastanza larga, circa 40 km, e si estende dal Fucino alla provincia di Chieti. "Le scosse si distribuiranno su tutta quest'area. Prevederle", conclude, "non è possibile".