Venerdì 25 Settembre 2009 17:57

Passeggiando per strada sono stato colpito da un insolito cartellone pubblicitario che raffigurava la testa di un somaro con a fianco la scritta: non fare come lui, vieni a studiare l’inglese da…
Due orecchie lunghe lunghe, due occhioni grandi e malinconici, l’asinello è rimasto lì per l’intera giornata, immobile sul suo trotter, in balia degli sberleffi dei passanti. Soltanto i bambini si staccavano di tanto in tanto dalla mano delle mamme per andare a fargli una carezza sul muso,
anche se in vita loro non avevano mai visto un vero somaro che non fosse il proprio insegnante d’inglese. Una reputazione rovinata dalla favola di Pinocchio dopo secoli di onorata carriera.
Eppure io li ricordo i veri asinelli quando, da bambino, mi recavo a trovare i nonni nel paese di mio padre. Trascorrevo le giornate affacciato alla finestra al piano terra e gettavo lo sguardo sulle grandi piante d’ulivo in attesa del somaro del contadino che si fermava proprio a un passo da me, sotto il davanzale. Aveva lo stesso sguardo languido e malinconico del somaro della pubblicità e anche lui se ne stava lì, immobile, in attesa di un richiamo del suo padrone sopportando il peso di due grandi ceste piene di ortaggi.
Era solo un animale, certo, e neanche il meglio della razza equina. Eppure c’era qualcosa di nobile e di misterioso in lui che mi affascinava. Forse quel comportamento fiero e austero, nonostante l’uomo lo avesse trasformato nei secoli in una specie di montacarichi sottoposto a mille fatiche e umiliazioni sia in tempo di pace che di guerra.
Che altro dire del trotter col somaro. Vorrei che le maestre ignorassero orecchie di carta e altre allusioni alla favola più conosciuta del mondo che non ha certo reso un grande servigio al povero asinello. Portate piuttosto i bambini a vedere un vero somaro nella fattoria più vicina. Ci sarà molto da imparare e i vostri alunni ve ne saranno grati.
Altro che “non fare come lui”. Chi ha trascinato sulle montagne il peso dei mortai dei nostri alpini, chi trasportava i nostri vecchi sui viottoli polverosi di campagna prima dell’avvento della lambretta, chi faceva sognare i bambini alla finestra nella casa dei nonni, merita un po’ più di rispetto. E forse qualche sentimento di emulazione.
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