Lunedì 07 Settembre 2009 18:20

La notizia dell’ultima ora è che Patrizia D’Addario è sbarcata al Lido di Venezia accolta alla mostra del cinema come una star. E’ stata la forza dei media a proiettarla sulla scena internazionale, fino a consentirle di rubare il tappeto rosso ad autentici monumenti del grande schermo come Tornatore e Scarlett Johansson.
Niente di nuovo per il nostro Paese. Sappiamo tutto di Fabrizio Corona e quasi nulla dei nostri migliori ricercatori scientifici che contribuiscono a sconfiggere il cancro nei laboratori degli Stati Uniti. E’ il segno dei tempi, e ancora una volta il barometro di riferimento è la tv. Io l’ho scoperta in estate, quando i geni del palinsesto sono in ferie e i dirigenti Rai e dei network commerciali sono intenti a selezionare scrupolosamente veline e show men. Cioè, qundo la tv non c’è.
A rischio di apparire bacchettone a tutti i costi, mi sono aggrappato ad una sola trasmissione, Supervarietà, come ad una coperta di Linus. Sì, proprio quella mezz’ora di sano divertimento che tutte le sere ci ripropone in estate la Televisione di una volta, quella che non vedremo mai più perché inimitabile nei suoi interpreti e nella sua ingenua ma elegante leggerezza.
Così ho riscoperto la grandiosità di Franco e Ciccio (altro che attori di cassetta), o l’impareggiabile bravura di spalle da Oscar, come Gianni Agus, e non ho alcuna remora a confessarlo. Anche i grandi fotografi utilizzano il bianco e nero per i loro scatti d’autore e quella tv aveva qualcosa di speciale e di inimitabile.
Ora aspettiamo l’autunno. Ci salverà dai palinsesti qualche fiction ben fatta, con il solito Favino, o l’inossidabile Piero Angela. Certo, non mi meraviglierei affatto di vedere la signora D’Addario sul palco dell’Ariston a presentare Sanremo accanto alla Clerici. Nel frattempo faccio una proposta: non mandate a svernare Supervarietà in uno sgabuzzino di via Teulada sino alla prossima estate. Mezz’ora al giorno di quella tv fa bene all’anima e anche ai nostri giovani.
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