Omicidio Marruccelli, dubbi sulla dinamica
Cronache - Cronache dall'Aquila
Giovedì 27 Agosto 2009 16:44
Irene Marrucelli è stata uccisa da un solo colpo di pisola entrato sotto l'occhio sinistro e uscito dall'occipite destro. E' quanto emerso dall'autopsia svolta oggi all'ospedale di Sulmona dall'anatomopatologo aquilano Giuseppe Calvisi.

Subito dopo la ricognizione esterna del cadavere e quindi constatato che era presente un solo foro di proiettile, si è dato corso all'interrogatorio di garanzia del padre, Vincenzo Marrucelli, il quale ha confessato fornendo però una dinamica dei fatti contrastante con quanto emerso dall'esame necroscopico.

Ricostruendo i drammatici momenti in cui ha sparato alla figlia, l'ex agente di polizia penitenziaria avrebbe affermato di averle sparato alla nuca. Contraddizione che  forse potrà essere chiarita dalnuovo sopralluogo che sarà fatto domani all'interno della Fiat Bravo di Marruccelli dove si è consumato il delitto.

L'ex agente di polizia penitenziaria in pensione perché riformato dal servizio, ha parlato di getto per più di un quarto d'ora. Un racconto drammatico spezzato da alcune crisi di pianto, in cui ha ricostruito nei minimi particolari gli ultimi momenti passati vicino alla figlia.

Ha detto che la sera di lunedì era stato insieme alla moglie  a Pescara dove avrebbe trovato la figlia in uno stato di abbandono fisico e psichico tanto da convincerla a tornarsene a casa nella frazione di Bagnaturo di Pratola Peligna.

La mattina seguente l'ha accompagnata nella sede del Sert di Sulmona per un colloquio con i medici della struttura ai quali la giovane, madre di una bambina di due anni affidata ai nonni, avrebbe confermato la sua volontà di tornarsene a vivere a Pescara.

"Ho cercato di convincerla parlando con lei per oltre mezz'ora, poi quando ho capito che non c'era nulla da fare, sono sceso dall'auto sono andato dal lato di mia figlia e quando ha abbassato la testa le ho sparato con la pistola".

Al termine dell'udienza il gip, ha stabilito che l'uomo dovrà restare in carcere in regime di custodia cautelare, rigettando la richiesta del difensore, Alessandro Scelli, che chiedeva per Marruccelli, gli arresti domiciliari anche in relazione al suo stato di salute e all'impossibilità di poter reiterare il delitto in quanto sia la pistola che i 50 proiettili, quest'ultimi detenuti illegalmente, gli sono stati sequestrati.

La difesa che ha annunciato di voler ricorrere al tribunale del Riesame contro la misura cautelare della detenzione in carcere che Marruccelli ha chiesto di poter trascorrere in un carcere militare, in relazione al suo passato di agente di polizia penitenziaria, ma anche per evitare di restare a contatto con gli stessi detenuti che lui ha controllato per anni.
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