| Doping, Di Luca contesta le analisi |
| Sport |
| Mercoledì 26 Agosto 2009 15:07 |
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"Non riesco proprio a darmi una spiegazione per le due positività riscontrate al Giro d'Italia". Sto pensando anche all'ipotesi del complotto, ma per affermarlo devo prima avere delle certezze".
Danilo Di Luca comincia così la sua conferenza stampa al termine dell'audizione presso la procura antidoping del Coni, dove è stato ascoltato per circa un'ora dal procuratore Ettore Torri. Il ciclista abruzzese, positivo per due volte all'ultimo Giro d'Italia, il 20 e il 28 maggio - come già confermato anche dalle controanalisi - ha ottenuto un rinvio di un mese per avere il tempo di preparare la difesa: "Non abbiamo ancora ricevuto le carte dall'Uci - ha aggiunto Di Luca, accompagnato dagli avvocati Flavia Tortorella ed Ernesto De Toni - Il procuratore, come sempre disponibile, ci ha concesso trenta giorni di tempo. Sono convinto che uscirò da questa vicenda pulito". "Avevo detto che nel caso la mia positività fosse stata confermata dalle contranalisi mi sarei ritirato dal ciclismo, ma adesso ho cambiato idea e sono convinto che riuscirò nuovamente a correre un altro Giro d'Italia". "L'appuntamento adesso è sempre in Procura tra un mese - ha ammesso lo stesso Di Luca - Non ci resta che aspettare le carte dall'Uci e di prepararare la nostra perizia affidata al professore Santo Ferrara. Noi abbiamo grossi dubbi sul metodo utilizzato nei controlli antidoping nei quali sono risultato positivo. Con quel procedimento ci sono già stati casi di falsa positività e io penso che sia così anche nel mio caso". La difesa di Di Luca ha provato a chiedere all'Uci, che il campione delle contranalisi fosse analizzato anche in un altro laboratorio, ma come da regolamento, si è vista respingere la richiesta. "Hanno adeguato il metodo che cerca l'Epo nelle urine per trovare il Cera nel sangue - hanno spiegato i legali del corridore - Ma la comunità scientifica non si è ancora pronunciata su questo metodo. Ci sono già state false positività. Noi siamo certi che l'atleta non ha assunto nessuna sostanza, quanto meno volontariamente, e crediamo che questo metodo sia sbagliato". In attesa di conoscere il suo futuro, Di Luca si toglie qualche sassolino dalle scarpe, e ringrazia chi, tra i suoi colleghi, non ha fatto mancare parole di solidarietà. "La mia squadra (Lpr) non poteva che licenziarmi - ha ammesso - queste sono le regole del ciclismo, certo avrebbero potuto usare una formula un po' più morbida. Però devo dire di aver ricevuto anche tanta solidarietà dai colleghi: c'é sempre chi ti vuole bene e chi male. Comuque io sono pronto a scommettere soldi sul mio ritorno alle corse. So quello che ho fatto e quello che farò: cioé vincere. Quello che mi dispiace e mi fa pensar male, è che ancora una volta tutto succede poco prima del Mondiale, il secondo che salto: era una corsa fatta su misura per me". L'ultima parola è per sostenere la sua innocenza: "Sarei un uomo senza cervello - ha concluso Di Luca - ad usare la Cera che resta nel sangue e nelle urine per un mese, proprio nel corso del Giro d'Italia". |


