Lunedì 10 Agosto 2009 19:13

Ci sono angoli della memoria dove vivono per sempre le nostre cose più care, gli affetti, i colori, i profumi della terra d’origine. Sono i luoghi dell’anima che ci accompagnano dall’infanzia all’età adulta e non ci lasciano mai. Se ne stanno lì, in un cantuccio, per riaffiorare al momento opportuno dal profondo dell’inconscio.
A volte solo per farci del male, altre per lenire il vuoto causato dai distacchi più dolorosi o improvvisi.
L’amico Giustino Parisse, il collega del “Centro”, ci ha insegnato tante cose dopo il terremoto del 6 aprile che ha spazzato via in trenta secondi la sua famiglia e la sua Onna. E’ stato un esempio soprattutto per noi giornalisti: due giorni dopo quella tragedia era già davanti al computer a raccontare il suo dramma personale e quello del popolo aquilano, gente orgogliosa e fiera. Ora Giustino ha trovato la forza e il coraggio di scrivere anche un bel libro: “Com’era bella la mia Onna”, che trasuda di orgoglio oltre che di buoni sentimenti. Mi hanno colpito anche le parole di una giovane studentessa intervistata da una tv locale dopo il sisma : “E’ strano, prima del terremoto la mia città non era neanche nelle previsioni del tempo. Ora che non c’è più la conoscono tutti”.
Povera L’Aquila, aspettava da tempo immemorabile la visita di un papa. Poi la terra ha tremato e sono arrivati tutti. Proprio tutti, a testimoniare la solidarietà tardiva del mondo a quel cumulo di macerie polverose che non aveva più nulla da raccontare. Ecco, testimonianze come quella di Giustino Parisse possono aiutare davvero a ricostruire i luoghi dell’anima. Poi si aspetta la ricostruzione vera, l’unica in grado di restituire l’identità perduta alle comunità inghiottite dal terremoto. E nessuno dimentichi più di inserire il capoluogo d’Abruzzo nelle previsioni del tempo.
Saverio Occhiuto
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