| Usura per trapianto di fegato, 12 arresti |
| Cronache - Cronache da Pescara |
| Mercoledì 01 Luglio 2009 12:29 |
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Per aiutare il padre bisognoso di un trapianto di fegato, è costretto a rivolgersi agli usurai dilapidando un patrimonio di 2 milioni di euro. La vittima è un imprenditore di Cappelle sul Tavo (Pescara). A finire in manette 12 persone.
L'uomo è stato raggirato da un truffatore che gli prometteva un trattamento di favore in una clinica privata in Svizzera per salvare il padre, che poi è morto. Le indagini hanno portato all'arresto di 12 persone da parte della polizia di Pescara e Napoli. In carcere sono finiti zingari e personaggi noti alle forze dell'ordine accusati di usura, estorsione e sequestro di persona. Le indagini sono scattate dopo la denuncia presentata dall'imprenditore costretto a soddisfare richieste di tassi usurari del 30% mensile da parte di rom e persone del posto collegate a criminali campani. Secondo la ricostruzione degli investigatori, l'imprenditore, che vuole aiutare il padre bisognoso di un trapianto di fegato, viene avvicinato da un truffatore della zona che racconta di avere amicizie all’interno di una clinica privata in Svizzera e che lì i tempi di attesa sarebbero stati brevissimi. Vengono richiesti 70.000 euro per l’intervento ma l’imprenditore proprietario di numerosi beni immobiliari non ha a disposizione liquidità. Così il truffatore propone di far ottenere all’imprenditore un finanziamento europeo per la sua attività commerciale dell’importo di circa 1.500.000 euro, per ottenere il quale sarebbe stato necessario versare 100.000 euro a un funzionario di quella banca per le spese. L’imprenditore non avendo tempo di vendere proprietà o ricorrere al sistema creditizio, si reca da due rom locali per avere in prestito la somma richiesta, che versa nelle mani del truffatore. Le richieste continuano al punto tale che l’imprenditore verserà circa 400.000 euro in varie tranche. I malviventi diventano proprietari dell’intero patrimonio di famiglia, compresi i locali delle due attività commerciali, valutato in oltre 2 milioni di euro. In un caso l’imprenditore, che non riusciva a restituire la somma richiesta, sarebbe stato picchiato a Pescara, caricato a forza su un’auto e portato a San Giorgio a Cremano (Napoli), dove sarebbe stato picchiato ancora da uno degli indagati. A quel punto l’imprenditore si è rivolto alla Squadra Mobile di Pescara denunciando l’accaduto. Indagato a piede libero per truffa Giovanni De Crecchio di Chieti.
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