Mafia. Pizzini dei boss, carceri perquisite
Cronache - Regione
Martedì 16 Giugno 2009 09:05
Raffica di perquisizioni nelle carceri di Abruzzo, Campania, Calabria e Sicilia, dove i boss detenuti, anche se sottoposti a regime duro, inviavano messaggi fuori dai penitenziari. Tra i destinatari dei "pizzini" il latitante Messina Denaro.

Il particolare emerge dall'inchiesta che ha portato all'esecuzione di 13 ordini di custodia cautelare emessi dal tribunale di Palermo nei confronti di chi copriva la latitanza del boss. Nell'operazione "Golem" sono stati impegnati oltre 300 uomini. Proprio per questo collegamento fra dentro e fuori il carcere, sono state disposte perquisizioni in 15 istituti di pena, con la collaborazione del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, nei confronti di 37 detenuti trapanesi che sarebbero legati a Matteo Messina Denaro.

Fra i boss controllati Mariano Agate, 70 anni, capo del mandamento mafioso di Mazara del Vallo, detenuto da 15 anni, condannato a diversi ergastoli; Filippo Guttadauro, 58 anni, cognato di Messina Denaro, arrestato nel luglio 2006, indicato nei "pizzini" che si scambiavano Bernardo Provenzano e Messina Denaro, con il numero '121'.

Gli investigatori stanno valutando la possibilità di chiedere al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria l'immediato trasferimento di alcuni detenuti in altri istituti di pena.

I provvedimenti cautelari riguardano: Vito Angelo, di 45 anni, arrestato a Piacenza; Leonardo Bonafede, di 77 anni, di Campobello di Mazara; Giuseppe Bonetto, di 54, imprenditore di Castelvetrano; Lea Cataldo, di 46, di Campobello di Mazara; Salvatore Dell'Aquila, di 48; Leonardo Ferrante, 54 anni; Franco e Giuseppe Indelicato, di 40 e 36; Aldo e Francesco Luppino, di 62 e 53; Giovanni Salvatore Madonia, di 44; Mario Messina Denaro, di 57, imprenditore caseario, cugino del boss latitante Matteo, e Domenico Nardo, di 50, residente a Roma.

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