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Distretto Asl Scafa: arrestato direttore e altri 3
Cronache - Cronache da Pescara
Giovedì 04 Giugno 2009 16:35
Con le accuse di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, peculato, corruzione e falso sono finiti agli arresti domiciliari il responsabile del distretto sanitario di Scafa (Pescara), Riccardo Alderighi, la moglie infermiera, la segretaria e un medico.

Le misure cautelari sono state eseguite dagli uomini della squadra mobile nell'ambito di un'inchiesta della procura di Pescara sull'attività del distretto, tra cui il riconoscimento dell'invalidità civile e l'acquisto di apparecchi elettromedicali.

Assieme a Riccardo Alderighi, 61 anni, sono finiti nei guai la moglie, Fabrizia Di Domenico, infermiera 51enne impiegata alla Asl di Scafa, la segretaria del direttore sanitario, Nadia Nubile (49), e il medico Fulvio De Arcangelis (56), presidente della tredicesima commissione d'invalidità di Scafa. Gli indagati sono complessivamente 15.

Le indagini hanno preso il via ad agosto 2008. Tra episodi di falso, truffa e corruzione emerge un intreccio nel quale, sostiene il gip, sembra "essersi completamente perso il senso del confine tra l'illecito e l'ordinario. Le intercettazioni documentano una congerie di raccomandazioni, illegalità, e la sistematica disponibilità del direttore al falso ideologico in favore di soggetti postulanti esaminati nelle commissioni per il riconoscimento delle invalidita".

Sempre secondo il gip, "il quadro indiziario indica chiaramente che la frode e il disservizio pubblico costituiscono regola ordinaria nel distretto Asl di Scafa: si approfitta di una situazione di diffusa illegalità nella quale nessuno ha interesse a denunziare le malefatte altrui perché ognuno ha il proprio tornaconto".

La situazione creata in quel distretto era di "totale asservimento delle risorse pubbliche al soddisfacimento degli interessi personali del direttore e del suo nucleo familiare, che ha determinato un clima di diffusa illegalità al quale ognuno si è adeguato ricavando la sua fetta di torta in una rete inestricabile di reciproche complicita", sostiene sempre il gip.

Per quanto riguarda l'uso del badge, "il direttore sanitario, la moglie e la segretaria avevano una sorta di patto di mutuo soccorso, in base al quale potevano assentarsi dall'ufficio o non andarci affatto sapendo che altri avrebbe timbrato ingresso o uscita", ha spiegato il dirigente della squadra mobile di Pescara, Nicola Zupo.

"Alderighi e la moglie, poi, avrebbero usato personale infermieristico per fare dei lavori a casa (di tinteggiatura, muratura e indraulica) durante l'orario di servizio anche con l'utilizzo della macchina della Asl. Alderighi, in particolare, si sarebbe rifiutato di recarsi alla Asl, nonostante risultasse in servizio, perché si trovava a caccia e aveva smarrito i cani".

Secondo l'accusa, la segretaria avrebbe usato il telefono dell'azienda sanitaria per chiamare il suo cellulare, in modo da usufruire del servizio di autoricarica, e sempre dall'ufficio avrebbe fatto telefonate di lavoro per conto del suo compagno. Ancora la segretaria avrebbe accettato 50 euro come segno di gratitudine da una persona che aveva chiesto il riconoscimento dell'invalidità. Alderighi, invece, avrebbe accettato la promessa e la consegna di un regalo per un trattamento di favore per il riconoscimento delle invalidità.

Sempre il direttore, così come De Arcangelis, avrebbero poi falsificato i verbali delle commissioni riscontrando percentuali di invalidità a pazienti mai visitati o visitati solo da un medico che rappresentava una specie di sponsor di queste persone e ne caldeggiava la pratica. La ratifica degli altri componenti della commissione arrivava poi in separata sede, senza visita, e comunque non c'era mai un esame collegiale da parte della commissione. I casi esaminati dalla squadra mobile sono una trentina.

Sul fronte dei lavori alla Asl sarebbero stati effettuati da un amico di Alderighi, senza gara ad evidenza pubblica, mentre delle apparecchiature mediche sarebbero state acquistate ricorrendo al principio della infungibilità per favorire delle ditte amiche, stravolgendo le norme sull'evidenza pubblica.

Ancora da chiarire l'episodio in cui un dipendente ha segnalato al direttore l'ammanco di cassa di 436 milioni (probabilmente di lire) ma Alderighi avrebbe tentato di occultare la vicenda. Per Zupo i fatti accertati sono "devastanti e senza intercettazioni, ha commentato, probabilmente nessuno avrebbe parlato".

Un episodio particolare riguarda la moglie di Alderighi, Fabrizia Di Domenico, che nel corso di una perquisizione a casa si sarebbe assentata con la scusa di accompagnare il figlio a scuola e si sarebbe recata in ufficio per nascondere dei fascicoli. Tra gli indagati non ci sono pazienti ma quasi tutti dipendenti pubblici.

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