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Bancarotta: 5 arresti. Amadio in carcere
Cronache - Cronache da Pescara
Mercoledì 20 Maggio 2009 12:46
Con l'accusa di bancarotta fraudolenta, la Guardia di Finanza di Pescara ha arrestato 5 persone. Tra queste l'imprenditore Enzo Amadio ex "patron" della Roseto Basket e della Scavolini Pesaro, amministratore delegato della Faber Spa, amministratore unico della Iniziative produttive Srl e componente del consiglio di amministrazione della Immobiliare Manfredonia Srl.

Amadio, 51 anni di Pescara, è stato trasferito in carcere. Mentre si trovano agli arresti domiciliari Beniamino Franchi, presidente del consiglio di amministrazione della Faber spa e di Iniziative produttive srl, Alberto Angelini, componente del consiglio di amministrazione della Faber spa e di Iniziative produttive srl, Mauro Gallo, presidente del collegio sindacale della Faber, tutti di Pescara, e Stefano Bono, di Foggia, amministratore unico della Immobiliare Manfredonia srl.

L'operazione Vertigo, così denominata per il vorticoso giro di denaro a cui si è dato vita, è scattata ieri, dopo indagini che vanno avanti da circa due anni sotto la direzione del procuratore della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi, e del sostituto procuratore Paolo Pompa, e condotta dai finanzieri del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza dell'Aquila in collaborazione con i colleghi del Comando provinciale di Pescara.

L’indagine ruota attorno alla costruzione, mai avvenuta, di un centro commerciale chiamato “Le Masserie” che sarebbe dovuto sorgere vicino Manfredonia. Ma la galleria commerciale non è mai nata. Intanto, a dicembre del 2006 la Faber è stata dichiarata fallita. Da qui l'avvio dell'inchiesta.
 
Gli investigatori avrebbero ricostruito movimenti di denaro per oltre 24 milioni di euro. Gli indagati avrebbero infatti chiesto ad un pool di banche 48 milioni di euro per la costruzione del centro commerciale: 24 milioni i soldi concessi, 15 dei quali, secondo l’accusa, distratti fraudolentemente e finiti in conti correnti all’estero e investiti in società fantasma. I fatti contestati si riferiscono al periodo luglio-settembre 2005.

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