18 mag, 2012
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Gli abruzzesi di Johannesburg

Il presidente del club abruzzese del Sud Africa
Vedono il tg italiano due volte al giorno, seguono “Porta a Porta”, il calcio e le trasmissioni sportive. Il venerdì amano preparare piatti a base di pesce, la domenica sono di rigore gli gnocchi e le polpette al sugo. Hanno mantenuto le tradizioni della loro terra d’origine le famiglie abruzzesi che vivono in Sud Africa: più di 3.500 persone, in gran parte residenti a Johannesburg , la capitale economico finanziaria dai contrasti apparentemente inconciliabili.


Nella città dell’oro, così definita perché qui fu scoperto il primo filone del prezioso metallo e dove, a partire dall’800, le miniere attiravano i cercatori d’oro provenienti da tutto il mondo, gli abruzzesi si sono fatti conoscere e apprezzare per la loro laboriosità. Si tratta di uomini e donne arrivati negli anni Cinquanta per sfuggire alla miseria del dopoguerra e cominciare una nuova vita lontano dagli affetti.


L’Associazione di Bedfordview

Poco distante dai grattacieli di cristallo e acciaio che si contrappongono ai quartieri malfamati, si trova il giardino-sobborgo di Bedfordview, dove risiedono molti uomini d’affari. Qui, tra parchi e viali alberati, sorge il Club Italiano di Johannesburg che ospita la sede dell’Associazione Abruzzese del Sud Africa. Un sodalizio molto attivo, che conta circa 1.300 soci ed è presieduto da Carmine Angelucci. Molti tesserati sono originari della provincia di Chieti. Seguono gli aquilani, i pescaresi e i teramani.



“Gli abruzzesi che vivono in Sud Africa hanno sempre lavorato duramente e si sono fatti apprezzare per la loro onestà. Siamo una comunità stimata e benvoluta da tutti”, osserva Mario Di Cicco, 47 anni, delegato Cram (Consiglio regionale abruzzesi nel mondo).

Laureato in urbanistica e già presidente del Club Italiano, Di Cicco lavora per il Comune di Johannesburg. In questo periodo è molto impegnato nella progettazione di nuovi complessi residenziali e commerciali legati ai mondiali di calcio che si svolgeranno nel 2010 in Sud Africa, ma non trascura la sua attività nell’associazione abruzzese.

La solidarietà

“Oltre alle riunioni”, spiega Mario Di Cicco, nato nel 1961 a Johannesburg da genitori di Villa Santa Maria (Chieti), “organizziamo cene e serate danzanti con piatti abruzzesi e musica italiana. Durante le feste in costume”, dice orgoglioso, “le nostre figlie sfilano con la gonna lunga e la conca di rame sulla testa. Ogni anno, la prima settimana di settembre”, prosegue, “facciamo una sagra con la porchetta, le pizzelle, i bocconotti e i cillucci".



"I soldi che raccogliamo durante la sagra e con le altre attività dell’associazione, circa 15mila euro all’anno, vengono donati in parte a Casa Serena, una struttura con 60 stanze per gli italiani anziani che ha sede in un’ala del club. Un’altra parte del denaro viene devoluta a favore di due asili fondati da italiani: il “Little Eden” e il centro per bambini abbandonati e malati di Aids”.

Ma non finisce qui. Tra le varie attività, i soci abruzzesi donano gli alimenti ai poveri dell’Assistenziale Italiana, la cui presidente è Adriana De Stefanis di Ovindoli (L’Aquila).

“Il mio paese è un paradiso”

Quella della famiglia Di Cicco, originaria di Villa Santa Maria, è una delle tante storie di emigrazione che accomunano tanti abruzzesi che hanno lasciato i loro paesi d’origine per cercare fortuna in Sud Africa.

“I miei genitori, Wanda e Domenico Di Cicco, emigrarono agli inizi degli anni Cinquanta”, racconta Mario. “All’epoca a Johannesburg avevano aperto tanti ristoranti e alberghi grazie all’oro che si ricavava dalle miniere. Le grandi catene inglesi ricercavano chef, cuochi e camerieri italiani, in particolare abruzzesi di Villa Santa Maria dove c’era il famoso istituto alberghiero. Mio padre fu uno dei tanti studenti della scuola che decisero di emigrare per avere un futuro migliore”.



Domenico Di Cicco arrivò a Johannesburg nel 1952 e fu assunto come maìtre all’hotel Carlton. Qui lavoravano altri 60 giovani di Villa Santa Maria. “Nel 1954 mia madre lo raggiunse. Anche lei ha lavorato per tanti anni in un albergo, il Golden City Hotel. Io sono nato nel 1961 e avevo 6 anni la prima volta che sono tornato a Villa Santa Maria. Ricordo che i miei genitori avevano molta nostalgia del loro paese e, quando potevano, facevano del tutto per tornare in vacanza in Abruzzo. Ancora oggi mio padre, che ha 86 anni, dice che il suo paese è il paradiso terrestre”.

Mario Di Cicco, sposato con Antonella, di origini romane, e padre di Roxanne di 21 anni, è presidente del Club Roma del Sud Africa. E’ tifosissimo della squadra capitolina e ha una lupa tatuata sulla spalla destra. “Mia figlia adora Totti, sa fare le pizzelle, ama la cucina italiana e vuole sempre tornare in Abruzzo perché è innamorata della terra dei suoi nonni. Io cerco di portarla in Italia tutte le volte che posso”.  
 
Il sogno degli emigranti
Gli abruzzesi emigrati in Sud Africa hanno raggiunto una buona stabilità economica. Dopo anni di sacrifici, la maggior parte ha aperto ristoranti, altri sono titolari di grandi imprese di costruzione o di impianti idraulici. “In Sud Africa stiamo bene e siamo conosciuti per la nostra onestà e gentilezza.




Ma abbiamo tanta nostalgia dell’Italia”, ammette Mario Di Cicco. “Alla fine degli anni Settanta, quando scoppiarono le rivolte contro l’apartheid, alcune famiglie rientrarono in Abruzzo per dare una vita più serena ai propri figli. Ma tante persone sono rimaste perché, nel frattempo, lo stato sudafricano si è stabilizzato e oggi vivono molto bene. Certo”, aggiunge Di Cicco, “ci mancano il mare e le montagne abruzzesi. Il nostro sogno è quello di dare un futuro tranquillo ai nostri figli e ci piacerebbe se un giorno tornassero a vivere in Italia”.

Paola Di Brino


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