Belle straniere e chat: aumentano i divorzi
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di Paola Di Brino


La coppia va in crisi, cede alle tentazioni e si sgretola. Spesso la tentazione è una bella ragazza dell’est. Dolce, comprensiva, accomodante, che dice sempre sì. Nulla a che vedere con l’esigente moglie italiana. Il fenomeno “straniere” non risparmia l’Abruzzo dove, nel giro di cinque anni, i divorzi sono più che raddoppiati. In base ai dati ufficiali dell’Istat, aggiornati al 1 gennaio 2007, il numero dei divorziati nella regione verde d’Europa è salito a quota 14.478, contro i 9.250 registrati al 1 gennaio 2002, con un incremento del 56,52%. L’impennata più evidente, pari al 68,1%, si ha nell’Aquilano. Qui i divorzi sono passati da 1.966 a 3.306, con una maggiore concentrazione nella Marsica. Seguono le province di Teramo (+57,8%), Pescara (+53,7%) e Chieti (+49,8%).

“E’ l’effetto straniere, ucraine in particolare. Una nuova presenza che ha avuto un’incidenza significativa sull’aumento dei divorzi”, commenta il dirigente regionale Istat per l’Abruzzo, Emilio Cialfi. “Tuttavia”, rimarca, “c’è da dire che le giovani straniere possono costituire un elemento di rottura in quelle famiglie dove il rapporto tra i coniugi è già lacerato”.

Carine e remissive, le giovani extracomunitarie arrivano in Abruzzo con una valigia piena di sogni. Entrano nelle case come colf o badanti. Le più audaci lavorano nei locali notturni. Non cercano necessariamente l’uomo ricco e attraente.

Si accontentano di una persona per bene pur di sfuggire alla miseria e avere la cittadinanza italiana. Naturalmente, i loro modi gentili e disponibili non lasciano indifferente l’uomo maturo, annoiato dalla moglie petulante. E il passo verso il divorzio è breve, con tutte le inevitabili conseguenze.

Ma questo è solo un aspetto. I motivi della rottura di un rapporto coniugale sono tanti e diversi. “Oggi il divorzio è diventato una moda”, osserva il dottor Cialfi, “i coniugi sono meno tolleranti e basta poco per arrivare alla separazione. Addirittura nei salotti buoni il secondo divorzio fa chic perché è indice di ricchezza”.

Anche internet è diventato uno strumento ad alto rischio. “La società dell’informazione”, prosegue il dirigente, “ha determinato maggiori interazioni sociali che spingono l’individuo a distaccarsi dalla famiglia per legarsi a un sistema virtuale che si può facilmente trasformare in un sistema reale: basta andare su internet ed entrare in una chat per fare nuove conoscenze e magari incontrarsi, piacersi e mandare a monte un matrimonio".

"Ormai, tutto si fa con estrema leggerezza. E questo perché”, sottolinea, “alla base di tutto c’è una profonda crisi della famiglia. Purtroppo la decadenza dei valori, la globalizzazione sociale e l’integrazione dei popoli hanno determinato anche queste conseguenze. Il divorzio sta creando un forte indebitamento delle famiglie".

"Aumentano i costi e i figli hanno una maggiore propensione al consumo per compensare le carenze d’affetto. Non a caso i conti in banca delle madri divorziate sono spesso in rosso. Negli Stati Uniti”, rileva, “per evitare che i figli subiscano traumi, si organizzano corsi per insegnare ai bambini come comportarsi di fronte alle separazioni dei genitori e come imparare a vivere in una famiglia allargata”.

Pescara è il capoluogo di provincia con più divorziati in proporzione al numero di abitanti: 2.371 (803 uomini e 1.568 donne) con un incremento del 44,75% in cinque anni. Al secondo posto figura L’Aquila con 1.133 divorziati (400 uomini e 733 donne) con un aumento del 50,87%. Al terzo posto c’è Teramo: 679 (251 uomini e 428 donne, +41,46%). Infine, Chieti: 643 (227 uomini e 416 donne, +42,89).

“Pescara”, afferma il dirigente Istat, “detiene la palma d’oro dei divorzi perché è il comune abruzzese più ricco, ci sono più immigrati ed è snodo di traffici commerciali che comportano un maggior ricambio sociale. E’ la città più consumistica, quindi richiama soprattutto valori materiali. Dove c’è maggiore concentrazione di beni e servizi, c’è maggiore trasgressione. Ed è proprio quest’ultimo fattore che tende a scardinare la famiglia”.

Un vertiginoso aumento dei divorzi si registra ad Avezzano dove, in cinque anni, c’è  stato un incremento dell’851, 06%, passando da 47 a 447 casi. “Si tratta”, analizza Cialfi, “di una città demograficamente giovane, che interagisce con Roma e quindi ci sono maggiori occasioni di incontro che fanno spegnere i valori tradizionali che hanno caratterizzato le generazioni precedenti. In tutta la Marsica”, aggiunge, “c’è un forte pendolarismo che incide non poco sui rapporti familiari”.

A Sulmona il numero dei divorziati è salito da 270 a 393, con un aumento del 45,56%. Francavilla al mare è passata da 204 a 318 (+55,88%). Lanciano è salita a quota 551 rispetto ai 367 di cinque anni prima (+50,14) e Vasto ha toccato i 443 casi contro i precedenti 259 (+71,04%).

A Montesilvano ci sono 852 divorziati contro i 511 del 2002 (+66,73%). Penne è salita da 66 a 98 (+48,48%), Spoltore da 135 a 229 (+69,63%). Coppie in gran fermento in una città di confine come Martinsicuro: qui i divorzi sono cresciuti da 118 a 233 (+97,46%). Matrimoni “vivaci” anche a Giulianova dove si sono registrati 105 divorziati in più (+57,38%) passando da 183 a 288. 

A guidare la classifica dei paesi con più divorzi in rapporto alla popolazione residente, è Santo Stefano di Sessanio, uno dei borghi più belli d’Italia: su un totale di 120 abitanti, 8 sono divorziati (6 uomini e 2 donne), ovvero il 6,67%. Mentre i comuni più “virtuosi”, dove non risulta alcun divorziato, sono Bisegna, Pescocostanzo e Rocca Pia in provincia dell’Aquila; Montebello sul Sangro e Montelapiano nel Chietino; Salle nel Pescarese e Castel Castagna nel Teramano.
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