I figli dei minatori in visita alle miniere di Monteneve

La Libera Associazione Abruzzesi del Trentino Alto Adige, nel quadro delle attività culturali estive,ha organizzato la seconda edizione dell'escursione alle miniere di piombo e di zinco di Monteneve,che fu una delle più grandi d'Europa. L'iniziativa è stata proposta da Eustachio Carfagnini e Pasquale Lavillotti, in rappresentanza dei figli degli ex minatori abruzzesi
di Scanno e della Valle del Sagittario che preferirono lavorare nelle miniere dell'Alto Adige piuttosto che in quelle del Belgio.
I figli dei minatori giunti dall’Abruzzo hanno visitato i luoghi in religioso silenzio, insieme agli ex minatori Antonio Gentile e Vittorio Mastrogiovanni, che sono voluti tornare quassù per ricordare il sacrificio di Pasqualino Lancione di Scanno, morto in galleria trafitto da una trave.
Antonio Gentile tra l’altro ha ricordato con piacere le gare di corsa in montagna fatte a Monteneve nei momenti liberi dal lavoro, competizioni vinte quasi sempre da Valentino Nannarone già guida alpina provetta in Abruzzo.
Il Direttore del Museo delle miniere, Hermann Scholzhom, ha accolto con gioia i figli degli ex minatori che in questa occasione hanno donato al museo alcuni cimeli tra cui vecchie valigie di legno e alcune foto d'epoca.
Il Direttore del Museo delle miniere ha ricambiato la cortesia degli abruzzesi donando loro un grande quadro che raffigura le miniere, che sarà esposto permanentemente presso il Comune di Scanno a ricordo dei minatori provenienti da quella località.
Nelle Miniere di Monteneve lavorarono anche operai provenienti da Sulmona, Anversa, Pratola Peligna, Prezza, Torre dei Passeri, Alanno e Manoppello, e alcuni Ingegneri abruzzesi.
Il lavoro era stagionale e ogni stagione iniziava con le tradotte che partivano da Sulmona per raggiungere Vipiteno, treni speciali i cui viaggiatori erano esclusivamente operai.