 “Dominus vobiscum”. “Et cum spiritu tuo”. Non è un passaggio del film “Il nome della rosa”, ma il saluto-augurio, seguito dalla risposta dei fedeli, che monsignor Vincenzo Amadio rivolge all’assemblea durante la messa in latino celebrata nella chiesa sul mare, a Pescara, in occasione della festività dei santi Pietro e Paolo.Una solennità che ha coinciso con il 43° anniversario della sua ordinazione sacerdotale. Alle 20, quando il parroco lascia la sacrestia per iniziare la celebrazione, la chiesa è gremita di fedeli provenienti da ogni angolo d’Abruzzo, richiamati dalla particolarità del rito. E’ la terza volta che don Vincenzo celebra la messa nella forma straordinaria, secondo il rito tridentino, riformato da Giovanni XXIII nel 1962: all’inizio della quaresima, la domenica dopo Pasqua e, l’ultima volta, nella solennità del santo patrono della parrocchia.
Come è nata questa idea? “Papa Benedetto XVI con Motu Proprio “Summorum Pontificum” del 17 luglio 2007, concede ai sacerdoti la facoltà di celebrare la Messa in lingua latina secondo il rito preconciliare, ove vi fosse un congruo numero di fedeli che la richiedessero. La parrocchia che mi è stata affidata ha nel suo territorio persone di cultura medio-alta, che nei tempi della loro giovinezza hanno apprezzato e gustato celebrazioni in lingua latina e con canto gregoriano. L’idea della celebrazione è scaturita, appunto, in seguito alla disposizione pontificia che i mezzi di comunicazione hanno ampiamente divulgato”. Non le sembra un po’ anacronistico? “La Chiesa prevede tanti modi di pregare. Anche nella provincia di Pescara, ad esempio, a Villa Badessa c’è una comunità di Albanesi che celebra la liturgia nella loro lingua, secondo un rito antico. Nella diocesi di Milano si celebra secondo il rito ambrosiano. In ogni rito c’è sempre una particolarità che si evidenzia. Nel rito così come l’abbiamo oggi, dopo la riforma liturgica di Paolo VI, l’uso della lingue moderne certamente favorisce la comprensione delle letture e delle preghiere e i fedeli si sentono più partecipi. Ma talvolta è dato di riscontrare che la liturgia è tanto più gradita quanto più vi si immettono trovate simpatiche e accattivanti. E’ concreto il rischio che la celebrazione diventi uno show. Il rito preconciliare accentua il senso del mistero e soprattutto fa capire che nella Messa accade qualcosa che non deriva da ciò che facciamo noi: è il Cristo che, associando a sé il suo corpo, la chiesa adunata, rende attuale la sua morte e resurrezione dispensando ai presenti la sua grazia. Nessun rito può dirsi anacronistico, quando coloro che vi partecipano, non lo fanno per ricercare emozioni, ma per trovare in esso il clima migliore per una preghiera intensa e fruttuosa”. I giovani partecipano alla messa in latino? “Benedetto XVI, nel libro-intervista curato da Vittorio Messori “Rapporto sulla fede”, racconta: “Come professore, ancora all’inizio degli anni Sessanta, potevo permettermi di leggere un testo latino a giovani provenienti dalle scuole secondarie tedesche. Oggi questo non è più possibile”. In Italia, purtroppo il latino è sempre meno studiato nelle scuole, e non è quindi pensabile che i giovani possano avere il gusto di una celebrazione in latino e con canto gregoriano, pur esso in quasi totale disuso nelle nostre chiese. Avendo una buona conoscenza del canto gregoriano, con rammarico ho constatato che esso è diventato musica solo per amatori, mentre nei decenni passati era patrimonio anche delle piccole comunità rurali. Una grave perdita. E pensare che Mozart, in cambio di un Prefazio in gregoriano, avrebbe ceduto tutta la sua produzione.” Quando ci sarà la prossima “Missa”? “Non nell’immediato. Si tratta pur sempre di una forma “straordinaria” di celebrazione ed è bene che tale rimanga. Quello che davvero bisogna curare non sono le forme della celebrazione, che pure hanno la loro importanza, ma lo spirito di fede e di preghiera che ogni rito deve favorire”. P.D.B. |