| La famiglia, uno spazio sempre in movimento |
| Oltre la notizia |
![]() di Eide Spedicato Iengo* La famiglia è sempre stata uno spazio segnato da variazioni strutturali ed evolutive, ora più lente e meno percettibili, ora più rapide ed evidenti; è sempre stata uno spazio in continuo riassetto; possiede una lunga tradizione di adattabilità al mondo esterno. Nel nostro Paese ha iniziato a cambiare vistosamente e clamorosamente pelle negli ultimi trent’anni dando origine a cartografie strutturali e comportamentali dai profili sempre più soggettivi, inquieti, complessi. E non avrebbe potuto essere altrimenti, data la compromissione delle regole che governavano l’impianto della famiglia tradizionale e la caduta delle prescrizioni che ne guidavano la formazione e ne legittimavano la sopravvivenza. La disaffezione nei confronti della famiglia stabile e numerosa; il moltiplicarsi delle “famiglie senza carta” (ossia delle coppie che aggirano la soluzione matrimoniale a favore di una relazione non soggetta alla formalità del contratto); la flessione del tasso di nuzialità; l’instabilità coniugale e la crescente divorzialità; l’età, sempre più matura, dei contraenti il vincolo matrimoniale (da cui il ritardo di cadenza delle primogeniture e la contrazione del tasso di fecondità); l’affermarsi delle tipologie familiari monogenitoriali, quelle coniugali ridotte ai suoi componenti essenziali o quelle ricostituite; l’aumento delle famiglie unipersonali; l’allungamento dei tempi di convivenza fra due generazioni adulte (ovvero la crescente marsupialità dei nuclei familiari) costituiscono alcune fra le tessere più vistose dei nuovi orientamenti morfologici e relazionali della famiglia contemporanea. La famiglia dell’oggi, insomma, sta cambiando forma e rapporti. L’una e gli altri dipendono in particolare da tre grandi trasformazioni socio-culturali: il processo di individualizzazione; il processo di privatizzazione; il processo di pluralizzazione. Il primo, nell’enfatizzare il ruolo di valori quali l’autonomia individuale, l’autorealizzazione, le aspettative di felicità personale, segnala che l’individuo non il gruppo è il punto di riferimento della vita sociale, compreso il campo degli affetti. In mancanza di piattaforme comuni, ciascuno, dunque, si muove guidato dalla sua individualità: non come componente di una famiglia (parentale, gruppale, razziale) quanto secondo le spinte dei suoi bisogni. Va da sé che questa logica precarizza l’impianto familiare, favorisce la fragilità della coppia,i divorzi,il ritardo del matrimonio,la scelta di forme di unione diverse dalle nozze,il calo delle nascite. La privatizzazione, invece, precisa che le norme sociali e giuridiche vengono viste come un’indebita intrusione nella vita privata e nella sfera dell’autonomia individuale. Sul piano familiare, una prima conseguenza di tale privatizzazione, è il venir meno della coincidenza tra relazione di coppia e istituzione matrimoniale: si diffondono forme di unione diverse o alternative rispetto alle nozze (convivenze o unioni di fatto) e le nascite fuori del matrimonio. Una seconda conseguenza è la tendenza alla trasformazione del matrimonio da istituzione sociale in contratto privato, stipulato non più nell’interesse della società e della famiglia intesa come unità, ma del singolo individuo per il raggiungimento della propria felicità e, quindi, revocabile se e quando questa finalità viene meno. La pluralizzazione, poi, è quel processo che registra la sempre maggiore differenziazione delle strutture sociali e degli stili di vita individuali. Le appartenenze “corte”, l’esigenza di identità de-costruibili e ri-costruibili; l’affermarsi di mobilità psicologiche più che sociali; l’esprimersi della cultura del frammento che rende possibile sperimentare diverse situazioni esistenziali, pur restando al proprio posto, ma con rapidi spostamenti psicologici, affettivi, ideologici, religiosi, consentono di sintonizzarsi con le più diverse realtà sociali puntando sulla credibilità di progetti costantemente adattabili alle urgenze personali. La famiglia, dunque, va strutturandosi sempre più come realtà sociale immersa nel mare della sperimentazione e dell’incertezza, in sintonia, peraltro, con l’affermarsi di una quotidianità sempre più erratica, indistinta, ondivaga, liquida che – spiace rilevare - non mostra particolare attenzione verso la riflessione, le relazioni responsabili, i vincoli logici, la coerenza. *Cattedra di Sociologia Generale - Facoltà di Scienze Sociali - Università degli Studi “G.d’Annunzio” |


